Verso la conferenza sul clima
In vista della Conferenza Onu di Copenaghen sul clima (7-18 dicembre), si registra una presa di posizione di Irene Khan, segretaria di Amnesty International e di Mary Robinson, già Alto commissario Onuper i diritti umani. L’accordo sul clima, spiegano, deve garantire che i poveri non vengano esclusi e ulteriormente svantaggiati.

I leader che si riuniranno la prossima settimana a Copenaghen devono raggiungere un accordo equo, ambizioso e vincolante sui cambiamenti climatici che non escluda e non svantaggi ulteriormente i poveri del mondo. È quanto hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, Mary Robinson (ex presidente irlandese, già Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, attuale presidente dell’Iniziativa per una globalizzazione etica) e Irene Khan (segretaria generale di Amnesty International).

 

Robinson e Khan, nel corso di una conferenza hanno dichiarato: «Il punto essenziale dei cambiamenti climatici è che, mentre il problema è causato in larga misura dalle emissioni dei paesi ricchi, a pagare le conseguenze sono i poveri. Se a Copenaghen non si prenderanno iniziative, i diritti umani delle comunità più povere ed emarginate del mondo ne risentiranno. Il diritto al cibo, all’acqua, a un rifugio e alla salute rischiano di essere compromessi dai cambiamenti climatici. C’è urgente bisogno di un accordo ambizioso, equo e vincolante alla conferenza di Copenaghen».

 

Sottolineando come gli effetti dei cambiamenti climatici saranno avvertiti soprattutto da persone che già subiscono violazioni dei diritti umani in quanto povere e vulnerabili, come le donne e i popoli indigeni, Robinson e Khan hanno affermato che se i governi, nell’affrontare i cambiamenti climatici, non rispetteranno i loro obblighi in materia di diritti umani, finiranno per rafforzare il legame tra negazione dei diritti e vulnerabilità ai cambiamenti climatici. I governi sono legalmente vincolati a combattere l’ineguaglianza e la discriminazione e per questo, nelle strategie per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, devono rendere prioritaria la difesa dei diritti di coloro che sono più a rischio di violazioni a causa della discriminazione.

 

Miliardi di persone sono colpiti dai cambiamenti climatici, eppure non sono al centro della Conferenza di Copenaghen. Per questo, Robinson e Khan ritengono che nel contrastare i cambiamenti climatici, c’è bisogno di un approccio che ponga al centro le persone e assicuri il futuro delle prossime generazioni. I governi dovranno condurre consultazioni adeguate e concrete con le comunità interessate dai cambiamenti climatici, coinvolgendole nelle decisioni sulle strategie riguardanti le loro vite.

 

«Il tempo in cui i politici e l’opinione pubblica potevano immaginare i cambiamenti climatici come un problema del futuro, è scaduto. Si tratta di una minaccia alla sopravvivenza e al godimento dei diritti umani. Se non la affrontiamo, nessuno vivrà in un mondo sicuro», hanno proseguito Robinson e Khan. Le due leader hanno rimarcato che «la lotta contro la povertà e quella contro i cambiamenti climatici sono lotte comuni in favore dei diritti delle persone emarginate. Se non affrontiamo i cambiamenti climatici, i progressi fatti per sradicare la povertà verranno spazzati via».