Sudafrica / L’African National Congress al voto

A dicembre, le elezioni del presidente dell’African National Congress (Anc) non avrebbero che una rilevanza interna al partito, se non fosse per il fatto che il presidente del partito ha buone probabilità di diventare il prossimo capo di stato alle elezioni politiche del 2009. Anzi, «è preferibile che chi guida il partito sia anche il nuovo leader del Sudafrica»: così si è espressa l’assemblea dell’Anc, nel giugno scorso, in vista della conferenza elettiva di dicembre. Ma non è escluso che Thabo Mbeki, che nel 2009, al termine del suo secondo mandato, non potrà essere rieletto presidente del Sudafrica, possa essere rieletto presidente del partito al potere dal 1994 nell’ex paese dell’apartheid.
A scegliere il leader dell’Anc saranno i 4mila delegati – 3.600 eletti dalle sezioni del partito nelle nove province e 400 eletti dalla Lega giovanile dell’Anc, dalla Lega delle donne dell’Anc e dagli esecutivi nazionale e provinciale – che si riuniranno a Polokwane, il capoluogo della provincia settentrionale del Limpopo. Oltre a Thabo Mbeki, l’altro contendente per la guida dell’African National Congress è Jacob Zuma, attuale vicepresidente del partito ed ex vicepresidente del Sudafrica, fatto dimettere dall’incarico dallo stesso Mbeki, dopo la rivelazione dei guai giudiziari, in fatto di corruzione, che hanno travolto l’ex numero due.
L’esito della contesa tra i due leader politici è incerto, mentre si sono già delineati da tempo gli schieramenti a favore dell’uno o dell’altro candidato. La provincia dell’Eastern Cape (Capo orientale) – area di provenienza di Thabo Mbeki e con il più alto numero di iscritti, 153mila – ha pubblicamente espresso il suo voto a favore dell’attuale presidente, come pure la provincia del North West (Nord occidentale), sebbene di entità numerica assai più piccola. Jakob Zuma gode, invece, dell’indiscusso sostegno della provincia del KwaZulu-Natal – dove è nato e che con 102mila iscritti è la seconda per numero di membri – e di quella dello Mpumalanga. Inoltre, Zuma è un candidato favorito nella provincia del Limpopo e nel Free State. Le province del Gauteng, Northern Cape (Capo settentrionale) e Western Cape (Capo occidentale) sono divise sulla candidatura da sostenere.
A favore di Zuma si è schierata anche la Lega giovanile dell’Anc e il Congresso dei sindacati sudafricani (Cosatu), la più grande federazione sindacale del paese. Durante il recente raduno del Comitato centrale, i vertici dell’organizzazione hanno proposto anche i nomi delle sei persone dell’esecutivo del partito, ed è balzata all’occhio l’assenza di uomini legati all’entourage di Thabo Mbeki. La scelta pro-Zuma ha causato molte tensioni all’interno della federazione, che, peraltro, non ha diritto di voto alle elezioni di dicembre. Vari sindacati affiliati al Cosatu contestano la posizione assunta dai vertici dell’organizzazione di suggerire i nomi del candidato alla presidenza e dei membri del futuro esecutivo: l’azione rischia di polarizzare la tensione tra i sostenitori dell’uno e dell’altro contendente all’interno della federazione.
È innegabile che nell’Anc – passato da movimento di liberazione a partito politico – la componente etnica abbia il suo peso nella contesa per la poltrona del partito. Se Mbeki, dell’etnia xhosa, ha dalla sua parte la maggioranza della popolazione dell’Eastern Cape (di lingua xhosa), il rivale Zuma, uno zulu, ha dalla sua la maggioranza del suo gruppo etnico, il più numeroso in Sudafrica. Sostenendo la candidatura di Zuma, gli zulu reclamano un ruolo più visibile nella leadership del partito e nel governo del paese, dove lamentano una preponderanza di esponenti di lingua xhosa in posizioni chiave.
Venendo al punto delle elezioni, nell’ipotesi che a dicembre Mbeki venga confermato presidente del partito e che nel 2009 Zuma sia eletto presidente del Sudafrica, si verrebbe a creare una situazione finora mai sperimentata nell’Anc: la presidenza del partito e quella del paese affidata a due persone diverse, per giunta rivali politici. Nella vicina Namibia, il fatto che Sam Nujoma, dopo due mandati alla guida del paese, continui a mantenere la presidenza dello Swapo, il partito al potere, è causa di non poche tensioni all’interno del partito stesso e, di riflesso, nella gestione politica del paese.
Diverso sarebbe lo scenario se a dicembre Jacob Zuma venisse eletto presidente del partito e gli si aprisse la strada alla presidenza del Sudafrica nel 2009. Si confermerebbe il quadro, finora adottato dall’Anc: un’unica persona con doppio incarico. Crescerebbero, però, lo scetticismo e l’apprensione, per altro manifestati dalla comunità internazionale, verso la persona di Zuma. Su di lui continua a pendere l’accusa di corruzione, portata in tribunale e non ancora risolta, mentre il caso giudiziario che lo ha visto sul banco degli imputati con l’accusa di stupro si è concluso a suo favore per mancanza di prove.
Tuttavia, le rivelazioni fatte dallo stesso Zuma durante quest’ultimo processo hanno portato alla luce comportamenti personali da molti definiti irresponsabili e non compatibili con il ruolo guida di presidente del paese. Ad esempio, le sue affermazioni relative all’aids denotano una pericolosa ignoranza delle dinamiche di diffusione dell’epidemia e dei metodi di prevenzione e cura della stessa.
Queste e altre remore che pesano su di lui non sembrano avere intaccato minimamente la popolarità di Zuma, che, da uomo politico consumato com’è, sta giocando abilmente le sue carte per non perdere la prima vera opportunità nella sua carriera, che gli viene offerta con le elezioni di dicembre.