L’autore è uno scienziato inglese – ha studiato genetica ed evoluzione all’University College London – ed è un divulgatore scientifico. Sostiene che «questo libro è un’arma. È stato scritto per fornire gli strumenti scientifici necessari ad affrontare le questioni relative alla razza, ai geni e alle origini. È la cassetta degli attrezzi che vi aiuterà a capire in che modo siamo simili e in che modo diversi, separando i fatti dalle chiacchiere».

Di sicuro fornisce nuovi elementi di riflessione e affronta temi complicati con una buona fluidità di argomentazione e di linguaggio, consentendo “ai non addetti” di non perdersi per strada. Ecco alcune proposizioni sintetiche che aiutano a cogliere alcuni punti. «L’uso predominante della colorazione della pelle come criterio di classificazione razziale si basa su una pseudoscienza del passato, in gran parte inventata durante gli anni di espansione imperiale e coloniale dell’Europa.

Qualsiasi concetto di purezza razziale è privo di basi storiche e scientifiche. Tutti gli individui si spostano e si riproducono attivamente, con regolari commistioni fra popoli diversi e in precedenza separati. È per questo che la specie umana si è affermata con tanto successo. La razza è un costrutto sociale, ma ciò non significa che non sia significativa o rilevante. Gli esseri umani sono animali sociali, e la percezione che abbiamo gli uni degli altri è di importanza assoluta».