Il 29 novembre 2009 dovrebbero tenersi le elezioni ivoriane, sistematicamente posticipate dal 2005.
È stata annunciata pubblicamente dal presidente Gbagbo la data delle future elezioni in Costa d’Avorio. Presentata come “data sicura”, dopo i numerosi rinvii, non sarà tale finché non verranno affrontati dei nodi importanti, come la questione del disarmo dei ribelli.

È stata decisa la data per le elezioni in Costa d’Avorio: 29 novembre 2009. La notizia è stata annunciata domenica dal presidente ivoriano Laurent Gbagbo, che ha affermato: “È una data sicura”.

Lo scetticismo è inevitabile, sia da parte della comunità internazionale, cha da parte degli stessi ivoriani: le elezioni vengono sistematicamente posticipate dall’ottobre 2005, l’ultimo rinvio risale al novembre 2008. Le principali cause dei posticipi derivano dalle difficoltà e dai ritardi nell’identificazione degli elettori (nove milioni stimati circa), in un paese in cui da dieci anni a questa parte non vengono emesse carte d’identità. Il governo, in accordo con tutte le parti politiche, ha comunque assicurato che il 30 giugno il censimento della popolazione in vista delle elezioni sarà concluso, e che entro settembre saranno rese pubbliche le liste elettorali e inizierà la distribuzione delle carte d’identità. La campagna elettorale comincerà a metà novembre.

Le elezioni restano uno strumento necessario per fare uscire il paese dalla crisi istituzionale, iniziata nel 2002 con un tentativo fallito di golpe da parte degli ex ribelli delle Forces nouvelles (Forze nuove, FN). Il conflitto civile che ne è scaturito ha formalmente diviso il paese in due, con il nord rimasto sotto il controllo dei ribelli. Nel marzo 2007 le FN hanno firmato un accordo di pace con il presidente Gbagbo, che nominava il loro leader Guillaume Soro, primo ministro. Il processo di pace sulla carta è continuato, segnando anche risultati positivi. Ma nella realtà il paese è di fatto ancora diviso: i ribelli sono ancora armati e continuano a controllare le regioni settentrionali della Costa d’Avorio.

Al problema centrale del disarmo dei ribelli (che rischia di essere un ostacolo  ad uno svolgimento regolare e trasparente delle elezioni) si somma quello economico: la Sagem, che esegue tecnicamente il censimento elettorale, reclamava 13 miliardi di franchi CFA (pari a circa 20 milioni di euro) di insoluti per l’anno 2008. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ne ha pagati cinque e ha promesso che gli otto restanti verranno versati prossimamente. Il presidente comunque non si scoraggia e sottolinea: “Non abbiamo molto denaro ma questo non ci impedisce di andare avanti”.

 

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