La guerra economica Gbagbo-Ouattara
Il presidente uscente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo ha emanato, il 7 marzo, un decreto che sancisce la nazionalizzazione dell’intera filiera del cacao e del caffè. La decisione rientra nell’ambito di una serie di misure che l’amministrazione Gbagbo sta adottando, nel tentativo di rispondere “all’asfissia finanziaria” imposta dal suo rivale Ouattara.

Con un decreto emanato il 7 marzo, il presidente uscente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, in lotta dal novembre scorso contro il suo rivale e presidente eletto Alassane Ouattara, ha deciso di nazionalizzare l’intera filiera del caffè e del cacao del paese.

 

La decisione rientra nell’ambito di una serie di misure che l’amministrazione di Gbagbo sta adottando nelle ultime settimane, nel tentativo di controbattere alla strategia di “asfissia” finanziaria decisa dal governo di Ouattara. Una serie di manovre con le quali il presidente entrante, sostenuto da gran parte della comunità internazionale, tenta di costringere Gbagbo a lasciare il potere.

 

Appoggiato da alleati di grande peso tra cui l’Onu, l’Unione africana, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, Ouattara è riuscito a mettere in difficoltà Gbagbo imponendo, dallo scorso 24 gennaio e fino al prossimo 15 marzo, il divieto di esportare caffè e cacao, da cui lo Stato ivoriano ricava gran parte delle entrate in valute estere.

 

Un divieto, questo, che è stato rispettato dagli esportatori, la maggior parte dei quali sono società multinazionali (Cargill, Cemoi, Saco). Il divieto ha provocato reazioni negative soprattutto da parte delle cooperative di produzione del cacao, materia prima agricola di cui la Costa d’Avorio è primo produttore mondiale (40% del mercato), con una produzione annuale stimata a circa 1,3 milioni di tonnellate.

 

Per arginare gli effetti politici ed economici di questo divieto, l’amministrazione Gbagbo ha deciso di conferire allo Stato l’esclusiva sulle operazioni di acquisto – presso i circa 700 mila produttori agricoli, la maggior parte dei quali nel sud del paese – e di esportazione del cacao e del caffè, sequestrando anche gli stock (tra 250 e 500 mila tonnellate) bloccati nei porti di Abidjan e San Pedro. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, bisognerà aspettare la prossima stagione di raccolta (aprile-maggio) per valutare le conseguenze di questa nazionalizzazione.

 

A metà febbraio, l’esecutivo di Gbagbo aveva già deciso di nazionalizzare le filiali di quattro istituti bancari internazionali – i francesi SGBI e BICICI, l’inglese Standard Chatered Bank e l’americana Citibank – dei quali lo Stato ivoriano avrebbe acquisito la maggioranza delle partecipazioni. Queste banche avevano chiuso i loro sportelli “per motivi di sicurezza”, operazione condivisa da molti altri istituti finanziari.

 

Anche in questo caso non sono chiari gli effetti del provvedimento. Il sistema finanziario ivoriano, nel frattempo, è sempre più isolato dal contesto internazionale, rendendo ancor più difficile la vita di molte famiglie. Si tratta di cittadini che, tra l’altro, non riescono più a ricevere aiuti dall’estero tramite il servizio di money transfer.