Le sfide del nuovo presidente
Con l’arresto del presidente Gbagbo e del suo entourage si apre una nuova fase di ricostruzione per il Paese. Il compito è affidato ad Alassane Ouattara che può già contare sul sostegno economico di Europa e Francia. Ma la vera prova per lui, riguarderà la capacità di riconciliare una popolazione allo stremo, oggi più che mai divisa.

L’intervento militare dei 1.650 francesi della Licorne appoggiati dalla missione Onu in Costa d’Avorio (Onuci) e dagli ex ribelli delle Forze Nuove (oggi Forze Repubblicane) hanno piegato il presidente Laurent Gbagbo, sconfitto di misura al ballottaggio presidenziale del 28 novembre.

 

Quattro giorni di assalti con armi pesanti e missili al palazzo presidenziale, nel cuore di Abidjan, hanno portato all’arresto di Gbagbo, della moglie Simone e degli uomini del suo entourage. Era l’11 aprile, la data ufficiale dell’uscita di scena del presidente che non voleva lasciare il potere.

L’ultimo a finire in manette è stato, ieri, Charles Blé Goudé, alleato chiave del deposto uomo forte, suo ministro della Gioventù e leader dei “Giovani Patrioti”, i nazionalisti in uniforme, suoi fedelissimi.

 

Gbagbo e consorte sono stati, dunque, trasferiti in una “residenza presidenziale nel nord del paese”, mentre i militari del rivale, Alassane Ouattara, setacciavano i palazzi del potere nella capitale economica. Scoprendo – alla presenza di numerosi giornalisti stranieri – un vero e proprio arsenale nel seminterrato del lussuoso palazzo presidenziale: più di 500 missili BM-21, ma anche casse di mortai, granate e munizioni, nonché forniture mediche di emergenza accatastate in un ufficio. Altre armi erano state trovate dai caschi blu dell’Onu in altri palazzi di Abidjan.

 

L’annuncio di quest’ultimo ritrovamento di armi è stato fatto ieri da Amadou Gon Coulibaly, segretario generale del nuovo presidente: nel seminterrato del palazzo presidenziale “abbiamo rinvenuto una significativa riserva di armi pesanti, i ché mostra chiaramente che la risoluzione del Consiglio sicurezza delle Nazioni Unite è stata appropriata”. Il riferimento è alla risoluzione 1975 che, sulla scia di quella per la Libia, autorizzava l’ONU e gli elicotteri francesi ad attaccare per proteggere i cittadini. Un intervento avvallato dalla Cedeao/Ecowas e dall’UA, contro il quale si è scagliata una delle figlie di Gbagbo, Marie-Antoinette Singleton, che ha assoldato un team di cinque ‘prìncipi del foro’ parigini con il compito di chiarire la legittimità dell’intervento armato francese e dell’arresto dei suoi famigliari.

 

Dall’11 aprile, dunque, il potere è passato nelle mani di Ouattara e del suo primo ministro, l’ex leader delle Forze Nuove, Guillaume Soro. Il nuovo presidente ha il pieno sostegno delle potenze occidentali e di gran parte dei paesi del continente. Ha subito chiesto alla Corte Penale Internazionale di aprire un’inchiesta sui massacri compiuti nell’ovest, a Douekoué impegnandosi per la riconciliazione nazionale e per risollevare l’economia del paese, primo produttore di cacao al mondo.

 

E l’Europa ha risposto con una pioggia di denaro. La Francia ha annunciato un “finanziamento eccezionale” di 400 milioni di euro, l’Unione europea ha sbloccato 180 milioni di euro, revocando sanzioni come il blocco dei porti commerciali di Abidjan e San Pedro. I paesi europei starebbero anche lavorando sulla revoca delle sanzioni imposte a società coinvolte nell’esportazione del cacao.

 

Con il sostegno politico e finanziario della comunità internazionale, non dovrebbe essere impossibile per l’ex direttore generale aggiunto del Fondo Monetario Internazionale, rimettere in moto la “locomotiva dell’Africa occidentale”. L’impressione è che la prova più difficile per il nuovo presidente sarà, invece, la riconciliazione di un paese oggi più che mai diviso. (m.t.)