Crisi di governo / Slitta ancora il voto
Si sta tentando di formare un nuovo esecutivo, mentre la popolazione è esasperata per l’ennesimo rinvio delle elezioni, per l’aumento dei prezzi e per il tracollo delle già fragili strutture del welfare. E gli ex ribelli, il cui programma di disarmo non è ancora completato, restano a guardare. In attesa di nuovi sviluppi.

Da lunedì il primo ministro della Costa d’Avorio, Guillaume Soro è impegnato nelle consultazioni per formare un nuovo governo. Il precedente è stato sciolto all’improvviso, venerdì scorso dal presidente Laurent Gbagbo, assieme alla Commissione elettorale indipendente (Cei). Ora c’è un nuovo governo da varare in tutta fretta, sotto la pressione di un numero crescente di manifestazioni di piazza in diverse località del paese ma soprattutto nelle roccaforti dell’opposizione. I due principali esponenti dell’opposizione, Konan Bédié e Alassane Ouattara, infatti, soffiano sul fuoco. Hanno definito un “colpo di stato” lo scioglimento della Cei e del governo, e hanno chiesto al paese di mobilitarsi contro il presidente Gbagbo.

 

Ieri è intervenuto il mediatore della crisi, il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré che ha richiamato tutti gli attori al rispetto degli accordi di pace siglati a Ouagadougou nel 2007, al termine del conflitto innescato dal tentativo di rovesciare il presidente Gbagbo, nel 2002. Ora il paese attende di conoscere la composizione del nuovo governo al quale, sempre secondo quanto stabilito dagli accordi, dovrebbe prender parte anche l’opposizione.

Intanto lo scioglimento dell’esecutivo e della Cei ha provocato l’ennesimo slittamento delle elezioni, previste inizialmente nel 2005, quando avrebbe dovuto concludersi il mandato presidenziale di Gbagbo. Elezioni che erano attese tra la fine di febbraio e i primi di marzo.

Il recente scontro tra la compagine presidenziale e l’opposizione si gioca attorno alla figura di Robert Beugré Mambé, capo della Cei ed esponente dell’opposizione, accusato di aver inserito nel registro elettorale più di 429.000 nomi di elettori che – secondo il presidente – non avrebbero diritto di voto.

Una crisi, dunque, che affonda le sue radici nella questione irrisolta della cosiddetta “ivorianità”, della discendenza di sangue dei cittadini della Costa d’Avorio, che è stato fino al 2002 il più grande produttore al mondo di cacao. Un paese, dunque, a forte immigrazione essendo stato per decenni l’economia trainante dell’intera regione. «Un terzo della popolazione è “straniero” – racconta Alessandro Rabbiosi, responsabile dei progetti dell’ong Terre des hommes in Costa d’Avorio – .Tuttavia è difficile riuscire a individuare chi è ivoriano e chi non lo è, anche perché in molti risiedono qui da generazioni».

 

Ma c’è anche un altro elemento di inquietudine per gli equilibri, fragili, del paese, ed è l’atteggiamento degli ex ribelli, le Forze Nuove, che ancora mantengono il controllo, di fatto, del nord, e per i quali il programma di disarmo e smobilitazione non è ancora completato. Ieri le Forze Nuove hanno confermato il sostegno al loro ex leader, il primo ministro Guillaume Soro. Domani chissà…

 

(L’intervista ad Alessandro Rabbiosi è tratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)