Crisi politica irrisolta
La commissione elettorale ha rinviato l’annuncio, previsto per stamattina, dei risultati del ballottaggio per la presidenza che vede in lizza Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara. La situazione potrebbe precipitare.

Costa d’Avorio: ballottaggio e coprifuoco

Un voto rinviato sei volte dal 2005 ad oggi. Un voto che avrebbe dovuto indicare una via d’uscita da una crisi politica che dura da un decennio mettendo a confronto Laurent Gbagbo, 65 anni, presidente il cui mandato è scaduto nel 2005, e Alassane Ouattara, 68 anni, oppositore storico. Ebbene le incertezze e le tensioni che stanno accompagnando l’esito di questo voto ci dicono che la Costa d’Avorio è lontana dall’aver risolto i suoi problemi.

 

Il vincitore delle presidenziali si sarebbe dovuto conoscere nella tarda mattinata di oggi. Così almeno aveva annunciato la Commissione elettorale indipendente (Cei) dopo che ieri i rappresentati di Gbagbo in commissione avevano letteralmente strappato di mano i fogli al portavoce della Cei, che si apprestava a dare i risultati parziali regione per regione. Secondo gli uomini di Gbagbo si trattava di «risultati falsi perché non consolidati».

 

I risultati del voto presidenziale – il primo turno si è tenuto il 31 ottobre e il ballottaggio il 28 novembre – si dovrebbero conoscere entro oggi. Intanto nel paese sale la tensione e ad Abidjan ogni attività ha subito un rallentameto. Il segnale più preoccupante di queste ore è che le truppe delle due parti, che si erano dislocate nella diverse aree del paese per garantire la sicurezza del voto, stanno rientrando nei propri territori. 1.500 soldati leali a Gbagbo stanno ritornando a sud, mentre altrettanti uomini delle Forze Nuove si stanno dirigendo a nord. Va sottolineato che mercoledì scorso il Consiglio di sicurezza dell’Onu aveva deciso l’invio di caschi blu e mezzi per rafforzare la missione Onuci, già dotata di 8000 militari. Nel paese, inoltre sono presenti 1800 militari francesi della Forza Licorne.

 

Secondo l’Onu e altre numerose missioni di osservatori internazionali il voto del secondo turno di domenica si è svolto correttamente nell’insieme. Un appello a rispettare i risultati del voto è arrivato ieri sera anche dal segretario di stato Usa, Hillary Clinton.

 

La crisi della Costa d’Avorio, paese dell’Africa occidentale, è iniziata con un colpo di stato militare nel 1999, che rovesciò il presidente Henri Konan Bédié. Crisi che sembrava rientrata con l’elezione alla presidenza di Laurent Gbagbo nel 2000 e che invece è riesplosa nel 2002, anno in cui i ribelli delle Forze Nuove hanno tentato di rovesciare Gbagbo. Dal quel momento fino al 2007, quando è stato firmato un accordo di pace che ha condotto a questo voto, il paese è rimasto spaccato in due – con il sud leale a Gbagbo e il nord in mano ai ribelli delle Forze Nuove – e ha conosciuto una vera e propria guerra civile.

 

Tra le cause di fondo di questo complicato decennio, un’identità nazionale di là da venire (si contano decine di etnie), con un nord musulmano e un sud cristiano e animista. Senza dimenticare la forte precarietà economica con cui deve fare i conti il grosso della popolazione.