Paese ancora diviso
L’ex presidente della Costa d’Avorio, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, è in carcere all’Aia su mandato della Corte penale internazionale. Human Rights Watch: completare le inchieste

Dalle prime ore di quest’oggi, l’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo (foto) è in carcere all’Aia in Olanda, dopo il mandato d’arresto spiccato contro di lui dalla Corte penale internazionale (Cpi). L’accusa è di aver compiuto crimini di guerra e contro l’umanità, nel corso della crisi post-elettorale che, tra il dicembre 2010 e l’aprile 2011, insanguinò il paese dell’Africa occidentale e fece non meno di 3mila morti.

Fu il rifiuto di Gbagbo – 66 anni, al potere dal 2000 al 2010 – di riconoscere i risultati delle presidenziali del 28 novembre 2010, favorevoli al rivale Alassane Outtara, a scatenare la crisi. Secondo la tivù pubblica ivoriana, a Gbagbo, che dallo scorso aprile si trovava agli arresti nel nord del paese, sarebbe stato notificato il mandato d’arresto della Cpi solo nella giornata di ieri. Dopo di che un aereo messo a disposizione dalle autorità ivoriane lo ha portato a Rotterdam e di qui all’Aia.

L’inchiesta della Cpi, in corso da ottobre, è stata seguita anche dal procuratore Luis Moreno-Ocampo (quello che il 4 marzo 2009 ha spiccato un mandato di cattura contro il presidente sudanese Omar El-Bashir per crimini contro l’umanità), che il 15 ottobre scorso si era recato ad Abidjan.

L’arresto di Gbagbo avviene pochi giorni prima delle elezioni legislative dell’11 dicembre. Un voto che avrebbe dovuto sancire un passo avanti nella riconciliazione tra i campi di Gbagbo e quello di Ouattara, e che invece rischia di creare altre tensioni.

La prima reazione dei partigiani di Gbagbo, aggregati in piccoli partiti, è stata quella di ritirare una ventina di candidature, ritenendo l’arresto contrario alla riconciliazione. Al contrario, i sostenitori del presidente Outtara ritengono l’intervento della Cpi un passo in avanti verso la riconciliazione e la normalizzazione della vita politica e sociale.

L’organizzazione internazionale Human Rights Watch, pur salutando positivamente l’arresto, ricorda che altre inchieste vanno condotte «rapidamente» sui «gravi crimini» commessi in quello stesso periodo dalle forze favorevoli a Ouattara.