Al-Kantara – Aprile 2014

La crisi siriana e quella ucraina si assomigliano, per certi aspetti. I protagonisti della violenza settaria sul campo sono degli estremisti: i jihadisti in Siria e i nazi-fascisti in Ucraina.

La crisi siriana, che dura da tre anni, è stata orchestrata dagli Usa per prendere il controllo della Siria. E l’intensa attività diplomatica che il Cremlino ha investito in questa crisi e il suo sostegno a Damasco derivano dal fatto che Mosca tenta di arginare l’estendersi dell’egemonia Usa/Nato nel Medio Oriente e nel Golfo Persico (la Casa Bianca lavora da molti anni per la destabilizzazione dell’establishment siriano e iraniano).

I veti all’Onu, da parte della Russia e della sua alleata, la Cina, per evitare un intervento militare contro la Siria, rientrano in questa logica. La caduta di Damasco sarebbe un danno enorme sia in termini di strategia politica sia militare. La Russia perderebbe l’unica sua base militare che si affaccia sul Mediterraneo, quella di Tartus. La tenuta di Damasco è in parte legata al sostegno di Mosca che si è sempre opposta con forza all’intervento militare. Cosa che non ha fatto nel caso della Libia, ed è stato un grave errore strategico da parte della Russia: se la Libia non fosse caduta in mano alla Nato, la sua alleata Siria non sarebbe oggi in seri guai.

E mentre Mosca era impegnata a difendere Damasco contro la crociata occidentale affidata a gruppi jihadisti internazionali armati (libici, ceceni, ecc) è scoppiata la crisi a Kiev, alle porte della Russia.

Il “regime change” coordinato dagli americani – vedi la conversazione telefonica intercettata tra Victoria Noland e l’ambasciatore Usa in Ucraina – ha portato alla caduta del presidente filo-russo Janukovyc, democraticamente eletto.

In questa operazione, il lavoro di manovalanza è stato affidato a gruppi armati sostenuti da servizi segreti occidentali. La resa di Kiev è stata in gran parte opera di gruppi nazi-fascisti, sorretti da qualche elemento del jihad ceceno.

L’instaurazione di un regime filo-occidentale a Kiev porterà alla creazione di nuove basi militari alle porte di Mosca. Ragion per cui Putin ha deciso di orchestrare l’annessione della Crimea alla Russia e proteggere la sua base navale di Sebastopoli (sul Mar Nero).

Lo scontro geopolitico in Ucraina rischia di spaccare il paese tra nord filo-Usa ed est e sud filo-Russia. Simile rischio riguarda anche la Siria, dove oggi una parte del paese è sotto controllo del governo, una in mano ai jihadisti e una “gestita” dai curdi nel nordest del paese.

I governi occidentali e i grandi media a essi legati hanno condannato la mobilitazione militare russa in Crimea. E nel frattempo hanno sostenuto in qualche modo i gruppi estremisti xenofobi per rovesciare un regime ostile ai loro interessi. Gruppi noti per il loro odio per gli ebrei. In effetti durante la “rivolta” di Maidan è stata presa di mira una sinagoga (con scritta “morte agli ebrei”).

L’establishment russo non è di certo un paladino dei diritti umani. Pensa ai suoi interessi, che finora ha difeso con l’astuzia della diplomazia. Non si può dire la stessa cosa degli Usa (e dei suoi alleati), che fanno sistematicamente ricorso al servizio delle bande armate private (jihadiste e fasciste). Per loro vale sempre e ovunque la logica del fine che giustifica i mezzi!

In fin dei conti, a pagare il prezzo più alto di questa lotta geopolitica sono le popolazioni. In Siria la gente muore di bombe e di fame. E in Ucraina, se la crisi si protrarrà, la guerra civile e le politiche di austerità che il Fondo monetario imporrà al paese porteranno morte e miseria per la popolazione locale. E ciò in linea con la logica attraverso la quale il sistema neoliberista si alimenta: la guerra. Il terrore e la povertà sono funzionali a questa logica.

Prima la Siria e ora l’Ucraina. Si sta allargando sempre più lo scontro geopolitico tra Usa e Russia. Si ha l’impressione di essere tornati ai tempi della Guerra fredda. Ma quello a cui stiamo assistendo oggi è un vero scontro militarizzato per procura: una guerra indotta e devastante in Siria, e un’insurrezione armata eterodiretta, simile a un colpo di stato, in Ucraina.