Processi italiani
A novembre la prossima udienza del processo contro Alex Zanotelli, accusato di aver posto interrogativi sul progetto italiano di risanamento della più grande discarica di Nairobi. Ma già due cause intentate contro padre Moschetti e il giornalista del Corriere della sera Alberizzi si sono chiuse con il decreto di archiviazione: non hanno diffamato.

Nella sua spartana essenza, si potrebbe dire che ad oggi il punteggio è fermo sul due a zero. Anche se l’assenza del fischio finale impone di arginare facili entusiasmi.

 

Non si tratta di una partita di calcio. Ma del match giudiziario che ha come oggetto la vicenda della discarica kenyana di Dandora, a Nairobi. Una vicenda complessa, che ha avuto strascichi penali nei tribunali italiani.

 

Infatti, i soci di Eurafrica Kenya e il direttore generale del ministero dell’ambiente, Corrado Clini (tra i pochi risparmiati dall’epurazione voluta dall’attuale ministro Stefania Prestigiacomo ai vertici del ministero), sentendosi diffamati, avevano querelato il missionario comboniano Daniele Moschetti e il giornalista del Corriere della sera Massimo Alberizzi per due articoli usciti su Nigrizia e sul quotidiano milanese di via Solferino. E in entrambi e distinti procedimenti penali i rispettivi giudici per le indagini preliminari hanno deciso che non era il caso di continuare nel giudizio e di archiviare le cause. Facendo ingoiare bocconi amari ai proponenti.

La storia ha il suo acme nel 2007 con gli irrisolti interrogativi legati al risanamento e trasferimento della più grande discarica di Nairobi, quella di Dandora appunto.

Una discarica che occupava 30 ettari e che riceveva quotidianamente 2.000 tonnellate di rifiuti prodotti dai 4 milioni e mezzo di abitanti che vivono a Nairobi. È stata aperta nel 1973 e all’epoca si trovava fuori città. Oggi è praticamente dentro Nairobi. E Dandora è diventato un quartiere con quasi 500 mila abitanti.

Già nel 2001 il sito era stato dichiarato al limite delle sue capacità. E quando è stato chiuso, si è continuato a spargere rifiuti a cielo aperto per un raggio di quasi due chilometri. A subire conseguenze negative, in fatto di salute, dalla presenza di quelle tonnellate di immondizie è quasi un milione di persone, che vivono vicino alla discarica.

Diversi i progetti proposti per risanare quell’immensa discarica. Tra questi, all’improvviso, è spuntato a metà degli anni duemila quello di una società italiana, Eurafrica, con uffici in Kenya e 10 mila euro di capitale sociale, incaricata di predisporre uno studio di fattibilità pagato a peso d’oro: 721 mila euro. Denaro messo a disposizione dal ministero dell’ambiente, nell’ambito di un impegno assunto dall’Italia e legato al protocollo di Kyoto.

Ma le inchieste nel nostro paese, come spesso accade, percorrono sentieri strani. Così, alla fine, i fascicoli aperti su quel singolare progetto sono stati rapidamente richiusi. Mentre la spada della giustizia è calata su chi aveva sollevato dubbi e perplessità.

 

Dubbi esternati, per primo, da padre Alex Zanotelli in una conferenza stampa a Roma, il 12 ottobre 2007. Interrogativi ripresi poi in novembre su Nigrizia da padre Moschetti, all’epoca impegnato nella missione di Korogocho, a un passo da Dandora, e da Alberizzi, con un pezzo uscito solo sull’edizione online del Corriere della sera, per una vicenda che ha visto tra i protagonisti anche l’allora ministro italiano all’ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.

Denunce giornalistiche che hanno fatto scattare la contraerei da parte delle persone che si sono sentite offese. Ma prima per Moschetti e poi per Alberizzi, i giudici hanno ritenuto che non vi fossero gli elementi per la diffamazione.

Nel decreto di archiviazione della causa intentata al missionario, il giudice Filippo Steidi scrive che anche «se alcune delle espressioni usate sono obiettivamente forti – perché sostanzialmente descrivono Eurafrica come società di speculatori che cercano di fare affari sulla pelle dei poveri -, tuttavia non sono inutilmente sovrabbondanti o gratuitamente aggressive e offensive, descrivendo esattamente il motivo dei “sospetti” al tempo ritenuti gravare sulla società Eurafrica, all’epoca evidentemente sospettata di volersi accaparrare il coordinamento del progetto, pur se priva dei necessari requisiti di affidabilità e trasparenza».

Anche il secondo giudice ha ritenuto l’inchiesta di Alberizzi non diffamatrice, «essendosi limitato il giornalista ad esprimere critiche argomentate e circostanziate e a riportare l’esito dei suoi accertamenti sulla vicenda».

Ora, resta aperto un solo procedimento penale nei confronti di padre Zanotelli, a causa delle domande che ha posto in conferenza stampa nell’ottobre di tre anni fa. La prossima udienza è prevista in novembre. E in quell’occasione potrebbe arrivare anche il triplice fischio di chiusura. (Giba)