Africa / Forum ong
Nonostante non manchino le leggi, il mondo femminile è speso escluso dai processi decisionali in politica come in economia. E uno degli aspetti più rilevanti emerso in Gambia nella tre giorni di dibattito tra organizzazioni non governative.

Si conclude oggi a Banjul, in Gambia, il Forum delle organizzazioni non governative per promuovere e salvaguardare i diritti umani in Africa. Per tre giorni ha riunito oltre duecento associazioni provenienti da tutto il continente.

Nel corso dei primi due giorni di incontri e dibattiti è emersa chiara la necessità di rafforzare la collaborazione con la Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli per realizzare una piattaforma comune di discussione e condividere idee ed esperienze sui temi della democrazia e dei diritti umani in Africa.

Le questioni sollevate rappresentano gli ostacoli maggiori alla piena realizzazione del rispetto dei diritti umani nel continente africano. Riguardano le condizioni detentive disumane registrate nelle carceri di molti paesi, la mancanza della libertà di espressione, il ricorso alla tortura, la criminalizzazione degli omosessuali, la pena di morte e le esecuzioni extragiudiziali.

Una drammatica lista di violazioni che assume un aspetto ancora più inquietante dopo che nel giugno scorso l’Unione africana ha proclamato il 2016 l’anno dei diritti umani in Africa.

Discriminazioni
È stato dedicato ampio spazio anche alla discussione sulla difesa dei diritti delle donne, che in Africa, a dispetto dell’approvazione del protocollo di Maputo, è ancora molto problematica. La convenzione firmata da 48 paesi africani, 36 dei quali l’hanno ratificata, non è infatti riuscita a eliminare le molteplici forme di discriminazione e violenza verso le donne, oltre ad avviare una politica di parità fra i sessi in tema di diritti e di doveri.

L’algerina Sahli Fadel Maya, commissario per i rifugiati, i richiedenti asilo, sfollati e migranti presso la Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, ha dichiarato che «ancora molto deve essere fatto per rendere pienamente operativo il protocollo siglato nel luglio 2003». Secondo Maya, nonostante i notevoli progressi registrati negli ultimi anni, le donne in Africa sono ancora il gruppo più vulnerabile. Tale condizione dipende anche dal fatto che alcuni stati africani sono in ritardo nella ratifica del documento e questo sta ostacolando i progressi dei diritti delle donne nel continente.

Hannah Forster, direttore esecutivo del Centro africano per la democrazia e gli studi sui diritti umani, con sede a Banjul, ha spiegato che «in materia di diritti delle donne, le leggi e le politiche dei governi africani sono molto avanzate, anche se presentano ancora alcune lacune, ma il vero problema resta la loro attuazione». Forster ha inoltre sottolineato l’urgente necessità di migliorare la condizione delle donne nel continente incentivando la loro partecipazione al processo decisionale in campo politico, economico, sociale e culturale.

L’apparato legale del protocollo dovrebbe vincolare gli stati che lo hanno sottoscritto ad assicurare alle donne la stessa partecipazione degli uomini ai diritti politici ed economici e la partecipazione paritaria a tutti i livelli decisionali. Ma ciononostante il divario tra i sessi in Africa continua ad influenzare in ogni settore.