Egitto / Giulio Regeni

“Intempestiva e inopportuna”. Il presidente di Amnesty International, Antonio Marchesi, ha definito così ieri la decisione del governo italiano di far rientrare al Cairo il proprio ambasciatore, Giampaolo Cantini, “giudizio rafforzato – ha aggiunto – dalla circostanza che gli ultimi documenti inviati dalla procura del Cairo a quella di Roma, che avevano fatto parlare al ministro degli Esteri di ‘passi avanti’, non contengono in realtà elementi significativi”. 

“Il governo italiano si è assunto la responsabilità di far tornare l’ambasciatore al Cairo in assenza di qualsiasi reale sviluppo sul piano della indagini” denuncia Marchesi, e per questo motivo Amnesty “ogni 14 del mese, a partire dal 14 ottobre, quando saranno trascorsi i primi 30 giorni dal ritorno dell’ambasciatore, chiederà al governo di far sapere quali ‘passi avanti’ quella decisione avrà favorito”.

Il presidente di Amnesty si dice preoccuppato che la decisione di normalizzare i rapporti diplomatici sia stata presa unicamente per motivi diversi dalla ricerca della verità sulla sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni: “I primi passi fatti dal governo egiziano dopo la decisione italiana, l’oscuramento del sito della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, la stessa che ha fornito consulenza alla famiglia Regeni, l’arresto dopo oltre 48 ore di sparizione dell’avvocato Ibrahim Metwaly, sono chiari: chi in Egitto continua cercare la verità su Giulio Regeni va zittito”.

Ebrahim Metwally Hegazy è scomparso domenica, sequestrato con la forza all’aeroporto del Cairo mentre si recava a Ginevra ad una sessione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate. E’ riapparso 48 ore dopo, martedì pomeriggio, davanti al magistrato per la sicurezza egiziano, accusato di “gestire un gruppo illegale, diffondere false notizie e collaborare con organizzazioni estere”. Rischia fino a cinque anni di carcere.

Metwally rappresenta le famiglie di persone vittime di sparizioni forzate – arrestate e tenute segretamente in una località sconosciuta senza accesso a servizi legali – contro lo Stato egiziano, dopo che suo figlio è scomparso nel 2013 mentre lavora per la Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Egyptian Commission for Rights and Freedoms – Ecrf).

Gli avvocati della Ecrf hanno agito come consulenti legali della famiglia di Giulio Regeni in Egitto dopo che l’allievo dell’Università di Cambridge è scomparso, il 25 gennaio 2016. Il suo corpo è stato trovato in una strada della periferia del Cairo, con segni di estrema tortura. Dopo aver richiamato l’ambasciatore italiano, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha annunciato che da oggi il diplomatico riprenderà la sua attività nel paese nordafricano perché perché “l’Egitto è un partner ineludibile per l’Italia”. (Amnesty International / The Guardian)