Gli interessi dell'occidente
Sono centinaia ormai le condanne a lunghe pene detentive o alla pena di morte comminate da tribunali militari a presunti terroristi e oppositori. Decine le sparizioni forzate. La repressione del regime diventa ogni giorno più palese. Ma la comunità internazionale guarda altrove.

Amnesty International ha pubblicato lo scorso martedì un report in cui chiede alla Francia di sospendere l’esportazione di armi all’Egitto. Secondo il think tank, ci sono le prove che l’esercito egiziano abbia usato le armi francesi per colpire i manifestanti nelle proteste che hanno attraversato il paese tra il 2012 e il 2015.

Il report fa riferimento a video in cui si vedono le forze di sicurezza egiziane sparare contro i manifestanti da carri armati forniti dalla Francia. Najia Bounaim, direttore delle iniziative per il Nord Africa di Amnesty, ha duramente criticato l’attitudine dei governi europei. «È incredibile che la Francia abbia continuato a fornire all’Egitto equipaggiamento militare dopo aver avuto la certezza che sia stato usato negli attacchi più sanguinari contro manifestanti nel XXI secolo», ha dichiarato Bounaim.

La reazione delle autorità francesi non si è fatta attendere. Secondo Parigi, la fornitura di armi aveva lo scopo di sostenere la “lotta contro il terrorismo”, come promesso dal Cairo. Francia, Italia e Russia sono stati i primi paesi a riconoscere la legittimità del colpo di stato militare in Egitto del 2013 e l’autorità del presidente Abdel Fattah al-Sisi. Per questioni che vanno dall’influenza egiziana in Libia al ruolo del Cairo nel traffico dei migranti, fino alla presenza di Isis nel Sinai, le autorità di molti paesi europei hanno continuato, e continuano a sostenere il regime militare egiziano, nonostante le continue violazioni dei diritti umani.

Anche gli Usa hanno fatto lo stesso, dopo un iniziale congelamento degli aiuti militari al Cairo, deciso dall’ex presidente Barack Obama. A criticare l’operato delle autorità egiziane restano solo la Turchia e il Qatar, in seguito al ristabilimento delle relazioni diplomatiche con l’Italia seguente al ritorno dell’ambasciatore italiano, richiamato a Roma dopo la tortura e morte del giovane ricercatore italiano, Giulio Regeni.

In Egitto è stato esteso per altri tre mesi lo stato di emergenza, imposto in seguito agli attacchi contro le chiese copte dell’aprile 2017 che causarono 50 morti. La Corte militare di Alessandria ha poi condannato a morte 17 persone per l’attacco del dicembre 2016 a due passi dalla Cattedrale di San Marco al Cairo. Altre 19 persone sono state condannate dai 9 ai 15 anni con accuse di terrorismo.

Non si fermano neppure i casi di sparizioni forzate, l’ultimo riguarda l’ex parlamentare Mustafa al-Nagar e sua moglie, Shaymaa Afifi. Al-Nagar era già stato in prigione con l’accusa di “insulti ai giudici” ed è accusato di affiliazione al braccio locale dello Stato islamico (Isis). Anche Abdullah, il figlio dell’ex presidente islamita, Mohamed Morsi, condannato all’ergastolo, è stato detenuto e poi rilasciato con l’accusa di “diffondere notizie false”. Il giovane ha accusato le autorità di non consentire alla famiglia di visitare l’ex presidente che, secondo report indipendenti, vivrebbe in pessime condizioni di detenzione.

Altre 23 persone, tra cui gli attivisti Amr Hamzawy e Alaa Abdel Fattah, hanno visto confermate in appello le condanne per “insulti ai giudici”. Venti tra gli imputanti hanno ricevuto condanne fino a tre anni con la stessa accusa. Anche l’avvocato per i diritti umani, Amal Fathy, ha visto confermato per altri 15 giorni il suo periodo di detenzione con l’accusa di “affiliazione a un’organizzazione terroristica e diffusione di notizie false”.

Infine, secondo Human Rights Watch (HRW), le autorità egiziane hanno arrestato, torturato e fatto sparire un cittadino egiziano-americano. Khaled Hassan è stato arrestato nel gennaio 2018 e trattenuto per quattro mesi prima che il suo arresto venisse reso pubblico. Secondo HRW, Hassan sarebbe stato picchiato duramente, avrebbe subito scariche elettriche e sarebbe stato violentato durante la detenzione. Secondo il sito indipendente Mada Masr, Hassan sarebbe tra i 555 accusati, nel caso 137 di affiliazione allo Stato islamico nel Sinai.

In foto: Un volontario soccorre un manifestante ferito di fronte a un mezzo blindato della polizia a Rab’a Square al Cairo, in Egitto, il 14 agosto 2013. Quel giorno, la polizia egiziana e le forze armate hanno aperto il fuoco su decine di migliaia di manifestanti pro-Morsi, uccidendo secondo Human Rights Watch, almeno 817 persone. (hrw.org /Associated Press, 2013)