Cooperazione Economia Egitto
Si rafforza la presenza di Pechino nel paese Nordafricano
Egitto-Cina: cooperazione in crescita
Attualmente l’Egitto è il secondo partner commerciale della Cina in Africa. Con scambi bilaterali che sono aumentati con un ritmo senza precedenti negli ultimi anni. Oltre 13 miliardi di dollari nel 2020, il 18% in più nel 2021
18 Febbraio 2022
Articolo di Giuseppe Acconcia
Tempo di lettura 6 minuti

Se i giochi olimpici invernali di Pechino 2022 si avvicinano alla conclusione, resteranno memorabili le immagini della cerimonia di apertura, alla presenza di 30 leader mondiali, inclusi autocrati venuti da tutto il mondo, tra cui il principe saudita Mohammed bin Salman, i presidenti russo, Vladimir Putin, ed egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, tutti insieme, mentre la tensione in Ucraina arrivava alle stelle.

Egitto e Cina «condividono visioni e strategie simili nella difesa dei loro interessi», ha ammesso il presidente cinese Xi Jinping, al margine di un incontro bilaterale con al-Sisi. I media egiziani hanno parlato di una cerimonia “impressionante”, “innovativa”, “spettacolare” tessendo le lodi delle autorità cinesi, sebbene il bottino di medaglie del Cairo ai giochi invernali sia stato fin qui, come nelle attese, completamente vuoto.

I rapporti tra Egitto e Cina

Il presidente cinese ha salutato «i rafforzati rapporti politici di fiducia» tra i due paesi citando gli sforzi comuni nella lotta contro la pandemia di Covid-19. Sin dal colpo di stato del 2013 e nonostante la continua repressione dei diritti umani nel paese, la Cina, insieme alla Russia, ha costruito legami di ferro con il regime militare egiziano, ancora più forti ora, dopo le miti critiche mosse dall’amministrazione di Joe Biden negli Stati Uniti, culminate con il congelamento (fin qui davvero simbolico) di 130 milioni di dollari, sugli 1,3 miliardi di aiuti militari annuali al Cairo.

«Cina ed Egitto perseguono uno sviluppo comune per rafforzare il benessere della popolazione, e promuovere giustizia in un mondo che attraversa cambiamenti mai visti nell’ultimo secolo», ha aggiunto Xi dopo l’incontro bilaterale. E proprio per compiacere Pechino, nel 2017, il governo egiziano ha arrestato decine di studenti coranici uiguri dell’Università al-Azhar al Cairo e li ha espulsi in Cina, nonostante la repressione che la minoranza musulmana subisce nel paese, a causa della quale i giochi invernali hanno subito il boicottaggio diplomatico di molti paesi, tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna.

In più. Nel 2021, l’Egitto ha salutato con molto clamore l’arrivo di varie forniture a costo zero di tre milioni di dosi di vaccini anti-Covid Sinovac della cinese Sinopharm, mentre il paese ha sostenuto le autorità locali nella creazione della prima fabbrica di produzione di vaccini in Egitto, in un contesto di generale mancanza di dosi vaccinali in Nordafrica. Il Cairo, in piena pandemia, aveva inviato dieci tonnellate di attrezzatura medica a Pechino.

Scambi commerciali senza precedenti

E così i rapporti commerciali bilaterali tra Egitto e Cina sono andati crescendo con un ritmo senza precedenti negli ultimi anni, superando i 13 miliardi di dollari l’anno (2020) e sono cresciuti del 18% nel 2021 facendo dell’Egitto il secondo partner commerciale della Cina in Africa (era il quarto nel 2013).

Solo nel novembre 2021, il ministero della cooperazione internazionale, Rania al-Mashat, e l’ambasciatore cinese in Egitto, Liao Liqiang, hanno firmato un accordo economico di cooperazione nel quadro delle relazioni strategiche tra i due paesi, in linea con i progetti di investimento e sviluppo dell’agenda Egypt Vision 2030 e gli obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’accordo, per un valore di 1,8 miliardi di dollari, prevede progetti di cooperazione nei settori della salute, dell’agricoltura, dell’educazione, dell’elettricità e per la formazione dei funzionari delle amministrazioni pubbliche.

Da Suez alle risorse idriche: la Cina in Egitto

Tra i progetti bilaterali già realizzati, i due ministri hanno citato la creazione di un centro per tirocini nella zona economica speciale del Canale di Suez, lo sviluppo di progetti di trasporto, inclusa la realizzazione di un treno elettrico che colleghi la nuova capitale amministrativa con la città di Salam, e il satellite egiziano Misr Sat II.

Al-Mashat ha più volte espresso l’aspirazione di accrescere la cooperazione con la Cina in altri settori, dall’industria alla manifattura, fino alle energie rinnovabili. Da anni le autorità egiziane tentano di attrarre tecnologia cinese per migliorare la gestione delle acque del Nilo. Il parlamento egiziano ha puntato sulla cooperazione bilaterale con la Cina per aumentare le risorse idriche disponibili, in parallelo con il completamento della Grande diga della rinascita (Gerd), in Etiopia, e le temute ripercussioni sulle disponibilità idriche in Egitto.

Dal canto suo, l’ambasciatore cinese in Egitto, Liao Liqiang, ha ricordato i rapporti privilegiati che esistono tra Pechino e Cairo, ripetendo la volontà cinese che anche l’Egitto di al-Sisi venga coinvolto nel progetto miliardario di cooperazione della Via della seta (One Belt One Road) nel quadro della cooperazione Sud-Sud, al centro degli sforzi diplomatici delle autorità cinesi.

Cairo e Pechino sempre più vicine

E così, in pochi anni, l’Egitto ha scalato le classifiche tra i paesi africani con maggiori rapporti commerciali con la Cina, passando dai 4 miliardi di dollari del 2007 agli oltre 10 del 2013. Già nel marzo del 2014, quando il successo del regime militare di al-Sisi non era garantito, è stato siglato un accordo tecnico tra governo cinese e autorità egiziane che ha concesso al Cairo una linea di credito non rimborsabile pari a 24 milioni di dollari.

Dalle rivolte del 2011, la Cina ha garantito 120 milioni di dollari e 304 in prestiti per progetti nel settore agricolo, ferroviario e delle piccole e medie imprese in varie città egiziane, tra cui Suez, la città satellite del Cairo, e Munufeya. Il direttore dell’autorità generale della zona economica nord-orientale di Suez, Mohammed Refaat, ha puntato molto sui contratti con il costruttore cinese Teda. Il progetto di una zona di scambio commerciale sino-egiziana a Suez era nato dopo la visita a Tiajin dell’ex presidente Hosni Mubarak.

Il progetto prevedeva che materiali grezzi venissero esportati dall’Egitto e che il prodotto finito fosse importato dalla Cina nel mercato egiziano senza dazi. E così, con le liberalizzazioni degli anni duemila, l’Egitto è stato invaso da prodotti cinesi a basso costo: dai giocattoli agli elettrodomestici, dall’aglio all’abbigliamento. Ora la Cina (con oltre il 15%) è il primo paese per importazioni in Egitto dopo gli Stati Uniti.

Nel 2016, il presidente egiziano al-Sisi ha visitato la Cina e ha firmato numerosi accordi che includevano progetti per la realizzazione della nuova capitale amministrativa, mentre nel novembre 2020, i due paesi hanno firmato un protocollo di cooperazione per l’uso commerciale di un’area, di proprietà dell’autorità del Canale di Suez, a Ain Sokhna. Simili accordi sono stati discussi nella visita in Egitto del ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ad al-Alamein nel luglio 2021.

Dopo il colpo di stato del 2013, l’Egitto ha guardato con un interesse senza precedenti verso Mosca e Pechino, puntando sulla cooperazione bilaterale con i due paesi per bilanciare le critiche avanzate sulla mancanza di rispetto dei diritti umani da parte di Stati Uniti e paesi europei.

Nonostante ritmi di crescita vertiginosi e i continui incontri commerciali e diplomatici reciproci – fino alla partecipazione di al-Sisi all’apertura dei giochi olimpici invernali di Pechino 2022 -, a soffrire sono i diritti umani, in particolare della minoranza uigura che anche al Cairo ha subito discriminazioni senza precedenti.  

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