Egitto

Un tribunale egiziano ha condannato un presentatore televisivo a un anno di carcere per aver intervistato nel suo spettacolo un gay operatore del sesso. Mohammed el-Gheiti (nella foto) è stato riconosciuto colpevole di aver incoraggiato l’immoralità, nel corso del suo show televisivo nel 2018, in cui l’ospite ha descritto la sua professione. El-Gheiti, che può impugnare la sentenza, è stato multato per 170 dollari ed è in attesa di un verdetto finale. Le accuse derivano da una denuncia presentata da un avvocato privato.

Negli ultimi anni l’Egitto ha intrapreso un giro di vite contro l’omosessualità percepita, imprigionando persone con vaghe accuse di “dissolutezza”. L’omosessualità non è un crimine nel paese, conservatore, a maggioranza musulmana, ma è vista come un tabù. La prostituzione è invece illegale.

Nel settembre 2017, le autorità hanno arrestato oltre 22 persone che avevano sventolato una bandiera arcobaleno, simbolo della pace adottato dalla comunità LGBT, in un concerto al Cairo.

Ma la stretta del regime non si limita a LGTB. Da quando è salito al potere, nel 2014, il generale Abdel Fattah al-Sisi ha preso di mira giornalisti, oppositori, attivisti per i diritti umani, soffocando qualsiasi voce di dissenso con intimidazioni, censura, arresti, torture e carcerazioni. Con tante, troppe, sparizioni forzate e uccisioni sommarie, compiute con il silenzio-assenso della comunità internazionale. (News 24)