Egitto

Dopo cinque anni e mezzo trascorsi in carcere, le autorità egiziane hanno rilasciato ieri un fotoreporter che aveva partecipato a un sit-in al Cairo, represso nel sangue dalle forze di sicurezza con 817 morti e quasi 4.000 feriti, il 14 agosto 2013.

Mahmoud Abu Zeid, noto anche come Shawkan, era stato arrestato mentre fotografava la polizia che interrompeva con violenza il raduno dei sostenitori del presidente Mohamed Morsi, destituito dal generale Abdel Fattah al-Sisi, che ne ha poi preso il posto l’anno seguente. Da allora ha supervisionato una vasta repressione contro il dissenso in cui migliaia di oppositori appartenenti ai Fratelli Musulmani – il movimento di Morsi -, così come decine di attivisti e giornalisti sono stati imprigionati.

Shawkan è stato rilasciato perché ha scontato la pena, ma deve ancora trascorrere le sue notti in una stazione di polizia per i prossimi cinque anni. Ha promesso di continuare il suo lavoro, dicendo: «Tutti i giornalisti corrono il rischio di essere arrestati o uccisi mentre fanno il loro lavoro. Non sono il primo e non sarò l’ultimo».

Il fotoreporter è stato accusato di appartenenza a un gruppo fuorilegge e di essere in possesso di armi da fuoco. È stato condannato a cinque anni di carcere lo scorso settembre in un processo di massa che ha visto 75 persone condannate a morte e oltre 600 altre detenute.

Shawkan ha negato le accuse, sostenendo che stava semplicemente fornendo copertura freelance della protesta per un’agenzia fotografica britannica.

L’Unesco gli ha conferito il Premio per la libertà di stampa 2018 e ha dichiarato che la sua detenzione è stata un abuso dei diritti umani. Amnesty International ha dichiarato ieri che Shawkan “non avrebbe mai dovuto essere costretto a trascorrere un solo minuto dietro le sbarre”. (Reuters)