Mubarak mobilita i suoi
Escalation di violenza al Cairo dopo che ieri sono entrati in scena migliaia di sostenitori del presidente Hosni Mubarak, trasformando 9 giorni di proteste pacifiche in una guerriglia tra opposte fazioni.

Immagini da Il Cairo: dentro la rivolta

Una svolta improvvisa e inattesa, arrivata poche ore dopo l’ultima apparizione in Tv del presidente e dopo il suo rifiuto ad abbandonare il potere. Almeno fino alle elezioni di settembre. Un impegno considerato tardivo e che non basta alle opposizioni per lasciare la piazza. Un impegno rilanciato oggi dal neo-vicepresidente, Omar Soleiman, il quale ha aggiunto che alle presidenziali di settembre non prenderà parte nemmeno il figlio del presidente, Gamal.

Nonostante questo, e nonostante le pubbliche scuse fatte questa mattina in Tv dal primo ministro Ahmed Chafic per le violenze di ieri, dalla scorsa notte e fino a questo momento la centrale piazza Tahrir e i suoi dintorni sono terreno di scontri che hanno provocato finora, secondo fonti mediche, almeno 7 morti e 800 feriti. Le stesse fonti fanno notare che alcune delle vittime sono state colpite da proiettili alla testa. Una conferma al fatto che, all’improvviso, ieri, qualcuno ha iniziato a sparare.

 

La notte scorsa, e poi oggi pomeriggio, si sono uditi spari e colpi di fucile provenienti – secondo il canale Al Jazeera – dal ponte che porta alla piazza, presidiato dalle forze dell’ordine. Per tutta la mattinata, oggi, i mezzi dell’esercito hanno fatto da cuscinetto, arginando le avanzate dei sostenitori di Mubarak – molti appartenenti alla classe media benestante – verso piazza Tahrir, dove si trovano i manifestanti anti-governativi.

 

Nel frattempo il Dipartimento di Stato americano ha denunciato una “campagna concertata” con attacchi, arresti e intimidazioni contro i giornalisti e i media stranieri che coprono la sollevazione popolare. Seicento membri del personale Onu sono stati evacuati in tutta fretta oggi e il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha chiesto alle autorità di portare in tribunale i responsabili delle violenze.
Violenze che per Amnesty International “appaiono orchestrate dalle autorità, nel tentativo di sopprimere le proteste pacifiche in favore di riforme politiche”.

 

Intanto le opposizioni continuano a rifiutare l’apertura di un dialogo e chiedono l’uscita di scena del presidente, al potere in Egitto da 29 anni.

 

E la chiesa? “La chiesa, sia ortodossa che cattolica – dice p. Luciano Verdoscia missionario comboniano al Cairo – si è sentita protetta dal governo di Mubarak. Nonostante i vari episodi di discriminazione e di violenza, la chiesa ha usufruito di una relativa libertà. Quindi adesso c’è paura. Si teme per il futuro. Per una guerra civile”. “Questa nuova realtà – aggiunge – ci rimette tutti in discussione”. (M.T.)

 

(In audio dal Cairo p. Luciano Verdoscia, missionario comboniano intervistato da Michela Trevisan e Ismail Ali Farah nel corso della trasmissione radiofonica Focus)