Eritrea / Religioni

I vescovi cattolici eritrei hanno chiamato i loro fedeli a protestare, con preghiera e digiuno, contro la continua repressione del governo e la chiusura dei loro centri sanitari e luoghi di culto.

Lunedì, due settimane dopo la chiusura forzata di circa trenta cliniche cattoliche, i soldati hanno fatto irruzione in un altro centro sanitario, tra le città di Barentu e Keren, nella campagna desertica del sud-ovest del paese. Una suora che ha opposto resistenza è stata arrestata e da allora il centro è sotto il controllo dell’esercito.
Ma i cattolici non sono i soli a soffrire questa ondata repressiva.

Il giorno prima, domenica, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in un tempio metodista di Keren, arrestando tutti i fedeli presenti. Solo una metà è stata rilasciata, gli altri sono ancora in detenzione, secondo un prete cattolico eritreo. Alcuni giorni prima, cinque monaci ortodossi che non avevano giurato fedeltà al patriarca nominato dal regime, erano stati presi con la forza e rinchiusi in una stazione di polizia.
Nelle scorse settimane sono ricominciati anche gli arresti di fedeli delle chiese pentecostali, proibite all’inizio degli anni 2000.

Due anni fa, la violenta chiusura di una scuola musulmana privata ad Asmara, aveva provocato una protesta popolare senza precedenti nella capitale. Diversi funzionari avevano trascorso mesi in prigione e il fondatore della scuola era morto in custodia.

Ieri, i vescovi cattolici dell’Eritrea hanno chiamato tutti i fedeli a tre settimane di digiuno e preghiera fino al 12 luglio, in memoria, dicono, di Neemia, una figura dell’Antico Testamento che, alla corte del re della Persia, si mise in lutto quando venne a conoscenza dello stato di desolazione che regnava a Gerusalemme.

I vescovi cattolici eritrei sono abituati a dichiarazioni ritenute ostili allo stato-partito e al suo apparato di sicurezza che controlla strettamente una società turbata dall’assenza di libertà e dalla continua fuga di giovani.

Questa improvvisa repressione contro le comunità religiose è spiegata innanzitutto dal fatto che queste – specialmente la Chiesa cattolica in un paese ancora prevalentemente ortodosso e musulmano – costituiscono l’unica “società civile”, oltre a fornire importanti servizi di supporto alla popolazione, come la cura o l’istruzione primaria. (Radio France International)

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