Chiesa e Missione Eritrea
Da 16 anni era costretto dal regime agli arresti domiciliari
Eritrea. Morto Abune Antonios, patriarca della chiesa copta
10 Febbraio 2022
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi, Kenya)
Tempo di lettura 3 minuti

Oggi, 10 febbraio, buona parte degli eritrei sono in lutto. Questa mattina si è infatti diffusa la notizia che ieri, all’alba, è morto Abune Antonios, terzo patriarca della chiesa copta dell’Eritrea. Da alcune ore nei social media si rincorrono i messaggi con cui molti eritrei, senza distinzione di credo religioso, esprimono il proprio profondo cordoglio. Sono gli eritrei della diaspora, costretti all’esilio dal regime al potere ad Asmara. Dall’Eritrea, invece, almeno per il momento, non è arrivata nessuna conferma ufficiale.

Ma sono state fatte girare foto di preti copti che cantano l’inno nazionale durante le celebrazioni annuali del Fenkel, che ricordano la vittoriosa battaglia di Massawa contro l’esercito del Derg etiopico, nel febbraio del 1990, che ha aperto la strada alla liberazione e all’indipendenza del paese.

Abune Antonios è morto in isolamento nella sua casa di Asmara, dove si trovava da circa 16 anni, precisamente dal gennaio del 2006, dopo essere stato arrestato per essersi opposto alle politiche del governo del presidente Isaias Afwerki in materia di libertà religiosa e in particolare alle interferenze nelle decisioni del sinodo da lui presieduto.

Da allora non aveva potuto adempiere ai suoi doveri religiosi né ricevere visitatori. E neppure aveva potuto essere ascoltato in un pubblico processo, come del resto tutti gli altri oppositori del regime, spariti da anni nelle patrie galere senza che sia mai stato riconosciuto loro il diritto alla difesa.

Amnesty International ha pubblicato un primo appello per segnalarlo come prigioniero di coscienza nel maggio del 2007, quando Abune Antonios, nato nel 1927, aveva già 80 anni, sottolineando che gli erano fatte mancare anche le cure mediche necessarie ad un uomo della sua età, malato di diabete.

Abune Antonios era stato eletto terzo patriarca nella storia della chiesa copta di Eritrea  nel 2004, alla morte dell’Abune Yacob, a sua volta succeduto al primo patriarca, l’abune Philipos, morto nel 2002.  La chiesa copta di Eritrea, la cui esatta denominazione è Eritrean Orthodox Tewahedo Church, era nata dalla chiesa etiopica all’indipendenza del paese. La sua separazione dalla chiesa madre era stata riconosciuta e sancita dal pope Shenouda III, della chiesa di Alessandria d’Egitto, considerata la chiesa madre della confessione.

I contrasti di Abune Antonios con le autorità di Asmara erano iniziati immediatamente, tanto che il suo messaggio in occasione del Natale del 2005 non era stato trasmesso dalla televisione di stato, un atto di grande peso politico, considerando che la maggioranza della popolazione eritrea è di religione copta, i cui dettami segue generalmente con profonda osservanza. Nel maggio del 2007, dopo alcuni mesi dal suo arresto, con il supporto del governo era stato sostituito dall’Abune Dioskoros, che le altre chiese copte si sono sempre rifiutate di riconoscere come patriarca dell’Eritrea.  

La nomina di Dioskoros aveva spaccato non solo il sinodo, ma anche i fedeli che si erano schierati a favore dei due patriarchi a secondo della loro posizione riguardo al regime eritreo.

Human Rights Concern-Eritrea descrive Abune Antonios come “un uomo coraggioso e coscienzioso, un leader religioso di altissimo calibro, mai timoroso di prendere posizione in favore della verità e per una fede cristiana genuina”.

Il suo corpo è stato sepolto nel monastero da cui proveniva. Fonti locali dicono che il suo funerale è stato seguito da una grande folla. Molte persone sarebbero accorse alla sua sepoltura viaggiando a piedi da lunghe distanze.

Il suo successore, Abune Dioskoros, è morto nel 2015. Il nuovo patriarca, Qerlos, è stato insediato solo nel maggio del 2021, segno evidente della crisi creata dalle interferenze del regime eritreo nella chiesa della maggioranza della popolazione del paese.

 

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