Uganda: duplice attacco terrorista
Due esplosioni hanno ucciso ieri sera a Kampala più di 70 persone e ferendone 85. Stavano seguendo alla televisione la finale del Mondiale di calcio in due affollati locali della capitale. Ancora nessuna rivendicazione ma la polizia ugandese sospetta il coinvolgimento del terrorismo somalo.

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalla polizia ugandese potrebbe essersi trattato di due kamikaze o di ordigni posizionati sotto una sedia all’interno dei due locali: l’Ethiopian Restaurant, in un quartiere centrale solitamente molto affollato, e il Rugby Club, a Lugogo Bypass, circa tre chilometri dal centro della capitale. L’ultimo comunicato della Croce Rossa locale parla di 78 morti (74 per fondi governative), tra cui anche un cittadino statunitense, un irlandese e 10 etiopici. I feriti sarebbero 85, tutti civili che seguivano in diretta la finale del Campionato mondiale di calcio tra Spagna e Olanda.

 

La pista del terrorismo somalo è al momento la più accreditata. Non ci sono rivendicazioni, ma Yusuf Sheik Issa, uno dei comandanti degli al-Shabaab si è detto felice per gli attentati compiuti a Kampala: «L’Uganda è uno dei nostri nemici – ha detto – chiunque li faccia piangere mi rende felice». L’Uganda è un paese relativamente stabile. L’ultimo attentato risale al 1998 quando ancora operavano i ribelli dell’Allied Democratic Forces, ma negli ultimi mesi è stata in almeno due occasioni oggetto delle attenzioni degli islamisti legati ad al-Qaeda attivi in Somalia.

 

L’episodio più recente risale al 5 luglio, quando il portavoce degli al-Shabaab, Muqtar Robow Abu Mansuur, dalla base operativa a nordest di Mogadiscio ha lanciato una chiamata alla jihad, la “guerra santa”, invitando i sostenitori del movimento armato ad attaccare le ambasciate di Burundi e Uganda sparse in tutto il mondo. Solo poche ore prima da Addis Abeba, l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (Igad, blocco regionale attualmente composto da Somalia, Etiopia, Sudan, Kenya, Uganda e Gibuti) aveva annunciato l’invio immediato di altri 2.000 militari a sostegno dell’Amisom, la forza di pace dell’Unione Africana schierata a sostegno del fragile governo somalo.

 

L’Igad non ha specificato, in quell’occasione, quali saranno i paesi chiamati a contribuire con nuove forze, ma già oggi Uganda e Burundi, assieme, forniscono il totale dei 6.000 caschi verdi schierati a Mogadiscio. Una presenza consistente, questa, che pone i due paesi nel mirino dei gruppi jihadisti somali. Gruppi che fanno capo ad al-Shabaab ed Hezb al-Islam, i cui leaders venerdì scorso hanno annunciato l’avvio di una “grande offensiva” comune contro quelli che definiscono il “governo apostata” e gli “invasori africani”.