Resoconto del bilancio 2008
La crisi non intacca gli interessi di Finmeccanica, che continua a vedere il proprio bilancio in crescita. In barba al rispetto della legge 185.

Il 2008 è stato un anno di grandi soddisfazioni per Finmeccanica, l’holding italiana nella top ten mondiale dell’industria militare. I dati di bilancio dell’anno scorso appena approvati dal Consiglio di amministrazione del gruppo evidenziano ricavi per 15 miliardi di euro (+12% rispetto al 2007), il portafoglio ordini sfiora i 43 miliardi (+9% rispetto al 2007) e risulta equivalente a tre anni di produzione. Anche l’utile netto è in crescita: escludendo operazioni straordinarie, è pari a 621 milioni, è aumentato del 32% rispetto allo scorso anno. Dati che faranno sicuramente felice il Ministero dell’economia che è il principale azionista di riferimento.
Gli investimenti per ricerca e sviluppo hanno superato 1,8 miliardi e sono equivalenti al 12% dei ricavi, i tre quarti sono concentrati nei settori elicotteri, aeronautica ed elettronica per la difesa. I principali programmi nel campo militare sono stati l’aereo Eurofighter.
Aumenta anche il personale, oltre 73mila unità, che è sempre più internazionale: 12mila lavoratori negli USA, 10mila nel Regno Unito, 3.600 in Francia. L’incremento è dovuto principalmente all’acquisto di DRS Technologies, una delle principali fornitrici statunitensi del Pentagono, il cui acquisto presuppone un notevole incremento delle commesse verso il principale mercato mondiale delle armi: quello di Washington.
Soddisfatti gli azionisti: il Cda ha proposto all’Assemblea di approvare un dividendo di 41 centesimi per azione, per un ammontare complessivo di ben 237 milioni complessivi.
A far crescere l’azienda sono stati il settore dell’aeronautica (+10% del fatturato), mentre l’elettronica per la difesa ha registrato un aumento del 14% del fatturato, mentre gli elicotteri sono rimasti al livello 2007.
L’indebitamento è cresciuto da 1,1 miliardo del 2007 a 3,4 miliardi, tale aumento è dovuto all’acquisto di DRS finanziato grazie ad un prestito con Goldman Sachs, Intesa SanPaolo Mediobanca e Unicredit
Tra gli ordini più importanti del 2008 sono da evidenziare le forniture per i 51 elicotteri d’attacco e l’opzione per altri 41 alla Turchia, per un valore di oltre un miliardo di euro , apparati e sistemi per i velivoli Eurofighter dell’Arabia Saudita, sistemi missilistici Spada per il Pakistan attività di supporto al sistema di difesa aerea Seawolf inglese, le commesse relative alle fregate navali italo-francesi Fremm.
E’ sufficiente leggere il bilancio di Finmeccanica per capire che la legge 185 del 1990 che disciplina il commercio delle armi di fatto non esiste. La legge citata vieta le esportazioni ai Paesi belligeranti, ai Paesi responsabili di accertate violazioni dei diritti umani. Come bisogna considerare ad esempio il Regno Unito e gli USA? E la Turchia che ha invaso il Kurdistan iracheno con decine di migliaia di soldati? E l’Arabia Saudita che vieta alle donne addirittura di guidare l’automobile?
Il ministero dell’Economia negli ultimi mesi del 2008 ha aumentato la propria quota azionaria finanziando Finmeccanica con 250 milioni di euro, risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per altre finalità, data la situazione di crisi. Questi temi e la connessa esigenza di riconversione produttiva dal militare al civile sono fuori dall’agenda politica. È quindi compito della società civile porre all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica queste esigenze indifferibili.
Per approfondire cerca nel motore di ricerca in alto:
– Finanziaria 2009: il servizio civile al verde, 20/11/2008

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