François Bozizé. (Credito: Voice of America)

François Bozizé Yangouvonda – già presidente della Repubblica Centrafricana dal 2003 (con un colpo di mano) al 2013 (cacciato dalla coalizione Seleka: gruppi armati, principalmente musulmani) – rompe il silenzio dopo mesi di fuga in diverse località della Repubblica Centrafricana.

Rientrato in patria nel 2019 ha ricominciato a tessere la sua tela politica. Ha fondato la Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc), movimento politico e armato, e ha tentato di candidarsi alle elezioni presidenziali dello scorso dicembre. Ma è stato fermato dalla Corte costituzionale che lo ha ritenuto non candidabile in quanto oggetto di un mandato di cattura internazionale e di sanzioni Onu per omicidi, torture e altri crimini.

Giusto domenica scorsa, Eugène Barret Ngaikosset, ex membro della guardia presidenziale di Bozizé, è stato arrestato nella capitale Bangui. È accusato dall’Onu di crimini contro l’umanità commessi negli anni 2014 e 2015 in piena guerra civile.

Contro ogni aspettativa – considerata la caotica situazione securitaria in cui si trova il paese –, Bozizé, 74 anni, ha accettato di incontrare Nigrizia.

Alcuni dicono che lei è malato. Come sta in questo momento?

Sto molto bene, senza particolari problemi di salute.

Eppure il giugno scorso girava voce che lei fosse morto a causa del diabete…

Il regime del presidente Faustin-Archange Touadéra dispone di una vera e propria macchina di “fake news”, tutti lo sanno. Questa disinformazione è così grossolana e frequente che più nessuno la prende sul serio. Se si credesse alle informazioni diramate dal potere di Bangui, sarei già morto e inumato diverse volte, dopo malattie e ricoveri in ospedale allo stesso tempo ricorrenti e misteriosi.

D’altro canto queste false informazioni non riguardano soltanto la mia salute o il mio eventuale decesso. Quando fa comodo al potere, sono persino stilate false dichiarazioni di vittoria della Cpc. Generalmente il vero obiettivo è quello di mascherare gli attacchi e omicidi perpetrati dai mercenari del gruppo militare Wagner (che sopperisce alle mancanze esercito centrafricano) su innocenti cittadini centrafricani. Non è un segreto per nessuno.

Qual è la sua valutazione della crisi politica che sta attraversando il paese da anni? E il Cpc che ruolo gioca?

Innanzitutto bisogna precisare che la crisi politico-militare in corso è stata imposta alla popolazione centrafricana, a causa dell’ossessione del potere di opporsi al gioco democratico. Il presidente Faustin-Archange Touadéra ha fatto escludere abusivamente alcuni candidati, io tra questi, dall’elezione presidenziale del 27 dicembre 2020. Ha strumentalizzato la Corte Costituzionale che ha convalidato i risultati del primo turno (53,16% dei consensi a Touadéra). E ha fatto orecchi da mercante rispetto alle richieste dei partiti politici dell’opposizione, della società civile, delle confessioni religiose e di una parte della comunità internazionale, che auspicavano la tenuta di una concertazione politica allargata, prima dell’organizzazione delle elezioni generali.

È così che è sorta la Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc). La dichiarazione di Kamba-Kota del 15 dicembre 2020, siglata da 6 gruppi armati, sancisce il fallimento dell’Accordo di pace di Bangui del 6 febbraio 2019, l’inasprimento del regime di Touadéra sotto il diktat dell’ambasciatore della Federazione russa e dei consiglieri russi, lo stravolgimento del processo elettorale e il blocco dell’opposizione democratica.

La dichiarazione di Kamba-Kota stabilisce la riconciliazione e l’impegno dei principali gruppi armati, precedentemente eterogenei ma alleati del governo, a operare insieme per il ristabilimento della vera democrazia e della riconciliazione di tutti i movimenti ribelli. I gruppi armati membri della Cpc erano quelli che si combattevano per preservare la loro parte di territorio nazionale. Alcuni sono stati all’origine della destituzione del presidente Bozizé nel momento della presa di Bangui da parte della Séléka nel 2013.

La Cpc è stata fondata su una volontà ferma di riconciliazione e di unità nazionale, al di là delle differenze confessionali, regionali o etniche. Porta avanti un progetto di società che punta all’impegno di tutti i gruppi armati a operare per la sicurezza del paese e delle sue frontiere, la libera circolazione e la pace su tutto il territorio nazionale. La visione della Cpc è quella di fare della Rca un paese che non accetterà più le discriminazioni fondate sull’etnia, la religione, le opinioni, tutte queste cause profonde di crisi a ripetizione allo stesso modo del malgoverno o della corruzione che provocano la povertà e l’instabilità cronica delle istituzioni.

C’è chi sostiene che sia lei a mettere a ferro e fuoco il Centrafrica…

Non sono io ad aver distrutto il paese. Quando sono rientrato dopo gli anni di esilio, non ho mai fatto propositi né compiuto azioni tali da mettere in causa il potere in atto. Mentre mi occupavo del mio partito politico Kwa na Kwa (KnK), il presidente Touadéra e i suoi non hanno fatto altro che moltiplicare insulti, calunnie, provocazioni e minacce nei miei confronti. Sono stati addirittura condotti attacchi in pieno giorno contro gli uomini che difendono la mia sicurezza e la mia integrità fisica. Touadéra ha irrigidito la vita politica attaccando tutti gli oppositori al suo regime.

Lo scorso anno, di fronte alla richiesta di tutte le forze vive della nazione di una concertazione preelettorale per allentare le tensioni politiche, Touadéra ha opposto un netto rifiuto facendo virare il processo elettorale in suo favore e modificando le regole. Prima della presentazione delle candidature, i consiglieri di Touadéra già sapevano che la mia candidatura alla presidenza sarebbe stata rifiutata. È il regime di Touadéra che distrugge il paese.

Qual è la sua ambizione politica oggi?

Mi sono presentato alle elezioni del dicembre 2020 soltanto per rispondere all’invito della mia base politica, rimasta fedele alla mia persona e alla mia visione per l’avvenire della Repubblica Centrafricana. Io sono sempre rimasto motivato dall’amore del popolo centrafricano, ho cercato di riunificarlo e riconciliarlo con me stesso. Questo bisogno è diventato così forte che non ho potuto voltargli le spalle. Touadéra, di fronte alla mia popolarità e sapendo che non avrebbe vinto contro di me, mi ha sollecitato più volte affinché non mi presentassi, ma piuttosto che lo sostenessi. Ho detto di no, ed è andata come è andata.

È pronto a partecipare al dialogo nazionale che si va profilando?

Siamo stati tra i primi a chiedere una grande concertazione nazionale inclusiva prima delle elezioni. Tutta l’opposizione democratica, le forze vive della nazione fino ai gruppi armati, precedentemente alleati a Touadéra nella gestione del potere, hanno fatto lo stesso e sono andati a scontrarsi contro un muro.

Malgrado abbia vinto le presidenziali (così ha deciso la Corte costituzionale), Touadéra impone un dialogo repubblicano con l’intenzione di controllarlo da cima a fondo, essendone l’unico artefice e conduttore. Dubitiamo che questo dialogo “corazzato” possa produrre risultati utili per il ritorno della pace. Da parte nostra rimaniamo disposti ad un dialogo nazionale realmente inclusivo.

Dove si trova in questo momento François Bozizé?

Sono nel mio paese, sul suolo centrafricano.

Ma dove esattamente per spegnere tutte le possibili illazioni?

Sono semplicemente a casa mia.

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati