Vertice di due giorni a Londra per le potenze economiche mondiali e quelle emergenti
Qualche decisione concreta sembra sia stata presa: più fondi al Fmi, attenzione agli obiettivi del Millennio, maggior rigore nel commercio internazionale, ed anche una lista nera dei paradisi fiscali.

 

1.100 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale (Fmi) e altre istituzioni internazionali: è la cifra che il G20, riunito a Londra, ha deciso di stanziare per far fronte alla crisi economica mondiale. Una decisione presa cercando di considerare l’impatto che la crisi sta già avendo sulle economie delle potenze emergenti (che assieme alle 8 grandi potenze mondiali compongono il G20) e dei paesi poveri, esclusi dal forum. L’accordo raggiunto prevede il lancio di una linea di credito per il recupero del commercio fino a 100 miliardi di dollari, l’aumento delle risorse del Fmi da destinare alle economie più povere, per le quali è prevista anche una nuova linea di credito.

In più, per dimostrare che stavolta l’impegno per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio è concreto, i 20 leader hanno autorizzato la vendita delle riserve di oro da parte del Fondo monetario internazionale. Anche sulla regolazione del mercato internazionale sono state prese delle decisioni: limiti più rigorosi sul sistema finanziario, maggior controllo anche sui fondi di investimento non regolamentati, prevista anche la compilazione di una lista nera dei paradisi fiscali. Iniziative che hanno smentito gli analisti più scettici sulle conclusioni del vertice, ma che non hanno risposto fino in fondo alle preoccupazioni del Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che dalle pagine del quotidiano britannico The Guardian aveva avvertito: “Se non saremo in grado di favorire una ripresa mondiale ci troveremo a fronteggiare una catastrofe per lo sviluppo umano”. Per fronteggiare la situazione Ban aveva chiesto un trilione di dollari americani per fornire “liquidità, risorse a lungo termine per investimenti e tutele per i più poveri e i più vulnerabili”.

Anche l’Africa era presente al vertice (che si concluderà il 3 aprile): oltre al Sudafrica, unica nazione considerata “economia emergente”, rappresentata dal presidente ad interim Kgalema Motlanthe, al forum ha partecipato anche una delegazione dell’Unione africana, formata da premier etiope Meles Zenawi, presidente del Nepad (Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa) e dal Presidente della commissione dell’Ua Jean Ping. La delegazione africana ha presentato la “Posizione comune dell’Africa” un documento condiviso da tutti i paesi africani, nel quale si chiede di respingere misure protezionistiche e di garantire maggiori controlli sui mercati finanziari internazionali.

Le richieste al G20 della Campagna per la riforma della Banca mondiale, e il comunicato della campagna al termine della prima giornata di lavori del vertice:

G20: IL BICCHIERE E’ MEZZO VUOTO

I grandi del pianeta non compiono delle azioni positive per risolvere la crisi. Ma l’incapacità di riformare le istituzioni finanziarie lascia molte perplessità.

Londra, 2 aprile 2009 – Mani Tese-CRBM considera il vertice dei G20 di Londra è un primo passo necessario ma non del tutto sufficiente per far fronte alla crisi attuale e prevenire quelle future. Viste le fosche previsioni di numerosi analisti, il G20 non è stato un clamoroso fallimento, ma ha prodotto dei risultati solo in parte positivi,
lasciando aperte molte partite.

Le note parzialmente liete sono arrivate nell’ambito della regolamentazione del contesto finanziario e della lotta ai paradisi fiscali. Gli hedge funds, ovvero i fondi più speculativi e “selvaggi” saranno finalmente regolamentati. Le agenzie di rating dovranno sottostare a più stringenti regole di condotta internazionali. Siamo poi tutti in attesa di conoscere la lista dei paradisi fiscali che verrà a breve diramata dall’OCSE.

Ma l’aumento di risorse per il Fondo monetario internazionale, complessivamente fino a 750 miliardi di dollari, è un assegno in bianco senza precedenti ad un’istituzione che ha grosse responsabilità nell’aver promosso nel tempo politiche che hanno portato a questa situazione di crisi. E’ preoccupante che prima non si metta mano in
maniera energica al cambiamento delle politiche e del funzionamento interno dell’istituzione di Washington.

“A differenza di quello che sostiene Gordon Brown, per i paesi più poveri e già andati in crisi il consenso di Washington non è ancora finito” ha dichiarato da Londra Antonio Tricarico, coordinatore della CRBM “Quegli stessi Paesi per forza di cose si sono rivolti o si rivolgeranno all’Fmi ed è davvero inaccettabile che i membri del G20 possano ricevere fondi senza condizioni mentre i più poveri ed i paesi dell’est Europa siano obbligati ad attuare politiche restrittive anche di fronte ad una crisi epocale come questa” ha concluso Tricarico.