3 vittime secondo il governo durante le violenze del dopo elezioni, almeno 15 secondo l’opposizione. Che chiede un’inchiesta indipendente per accertare le responsabilità di istituzioni ed esercito. Intanto un’intervista radiofonica riapre le polemiche sui rapporti tra Francia e Gabon.

Sarebbero almeno 15  i cittadini gabonesi morti durante le violenze scoppiate tra il 3 e il 6 settembre a Libreville e soprattutto a Port-Gentil, dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali del 30 agosto scorso, che hanno visto la vittoria di Ali Bongo. Lo afferma un gruppo di politici dell’opposizione, tra i quali figurano 16 dei 23 candidati sconfitti alle presidenziali, tra cui André Mba Obame e Pierre Mamboundou, che continuano a rivendicare la vittoria. Il gruppo accusa il governo di aver inviato mercenari stranieri a controllare i cortei di protesta, e i militari di aver usato la mano pesante contro i manifestanti, contestando la dichiarazione del governo che parla di sole 3 vittime.  

Solo un’inchiesta indipendente, secondo un comunicato diffuso dall’opposizione a Bongo, potrebbe permettere di conoscere la verità e di accertare la gravità dei fatti e la responsabilità delle violenze. In risposta, il governo ha confermato il proprio bilancio di 3 vittime, e ha difeso l’operato della polizia, e addossato la responsabilità delle morti agli stessi manifestanti, definiti “saccheggiatori”: secondo le fonti ufficiali le 3 vittime non sono morte per colpi di arma da fuoco, e la polizia poteva disporre solo di gas lacrimogeni.
A Port Gentil il controllo della protesta è decisamente sfuggito di mano alle forze di polizia, e si è trasformato in un’occasione per furti e assalti a negozi e supermercati. Danni ingenti a edifici, soprattutto alle abitazioni di cittadini espatriati e stranieri, in particolare francesi. Dopo aver immediatamente imposto il coprifuoco serale in città, il governo minaccia ora di dichiarare lo stato d’assedio: nonostante non si siano più registrate violenze, la tensione e il timore di scontri resta alto, e centinaia di abitanti stanno abbandonando le proprie abitazioni.

Libreville: la Françafrique abita qui

Intanto continuano le polemiche sul ruolo politico della Francia nelle vicende gabonesi, in particolare dopo la diffusione di un’intervista radiofonica rilasciata da Robert Bourgi, imprenditore libanese molto vicino a Sarkozy e spesso suo intermediario con i presidente africani, definito anche “Monsieur Afrique”. Parlando a ruota libera all’emittente francese Rtl, Bourgi ha riferito alcuni retroscena che dimostrano come i legami tra l’ex presidente Omar Bongo e Parigi fossero davvero consolidati. Tanto che proprio su segnalazione del presidente gabonese,  nel 2008 Sarkozy avrebbe accettato di sostituire il segretario di stato francese alla cooperazione Jean-Marie Bockel, non gradito all’élite politica africana. Bockel voleva infatti cominciare a smantellare la “Françafrique”, quell’insieme di relazioni clientelari e di diplomazia ambigua che Parigi ha mantenuto con le sue ex colonie africane.

Alla vigilia delle presidenziali in Gabon, la Francia era stata accusata di sostenere Ali Bongo, perché la sua vittoria le avrebbe garantito più facilmente di poter continuare a tutelare i propri interessi nel paese, che sono molteplici: petrolio, uranio, manganese, legname pregiato. Durante le violenze scoppiate dopo le elezioni, i manifestanti hanno preso di mira alcuni tra i simboli francesi nel paese, come il consolato dato alle fiamme, e alcune stazioni petrolifere del colosso francese Total. Per quanto Parigi continui a negare ogni interferenza nella politica di Libreville, i gabonesi non sembrano intenzionati a crederle.