INCONTRI & VOLTI – MAGGIO 2014
Alex Zanotelli

Come sanno i lettori di questa rubrica e un po’ di gente che segue le mie peripezie, vivo da alcuni anni nel rione Sanità di Napoli. Vivo in una piccola comunità, che ha sede nel campanile della basilica di Santa Maria della Sanità, di cui fanno parte il comboniano Domenico Guarino e, negli spazi che si ritaglia dal suo lavoro ospedaliero, il medico Felicetta Parisi.

Il rione vive una situazione difficile. Difficoltà che si vanno acuendo anche per i continui scontri armati tra le bande camorristiche del quartiere per il controllo del mercato della droga. Bande che si dedicano anche ad altri affari: pochi giorni fa è stato svaligiato il deposito delle medicine dell’ospedale del rione, il San Gennaro dei Poveri.

Nei pressi della chiesa e del campanile dove abito incontro tanta gente. Sono importanti le conversazioni con queste persone e sono importanti i loro volti. E proprio entrando e uscendo dai locali in cui vivo trovo sempre qualcuno seduto sul gradino d’ingresso, e spesso devo chiedere permesso per poter passare. Così scambiamo qualche parola, ci conosciamo. E questo è bello.

Poi sono tanti quelli che bussano alla porta, che peraltro è sempre aperta, o che chiamano dalla strada. Ci sono i giorni i cui c’è una sorta di processione di gente dei quartiere. Ognuno è accolto, ognuno è benvenuto. Per arrivare nella mia casa devono salire una stretta scala a chiocciola e quando sbucano è il loro volto ad apparire per primo. Sono donne, uomini, anziani, ragazzi.

Mi viene in mente Gennaro (il nome è di fantasia, come gli altri che citerò), un settantenne come me, che ha una voglia matta di parlare. Imbocca la scala, sbuca, si siede e parla. Un uomo buonissimo che dice: «Ringrazio il Signore, con la faccia per terra, per tutto quello che mi ha dato».

Ricordo ancora Maria, una donna di grande fede, nonostante tutti i problemi che ha in famiglia: esprime un atteggiamento positivo che illumina chiunque la incontri. E poi c’è Pasquale, una persona che ha qualche problema mentale. Viene spesso a prendere il caffè con noi e continua a chiedermi: «Mi fanno santo?». «Ma certo, gli rispondo, sei già santo!».

Arrivano ogni tanto anche giovani, come Renzo, che vivono di espedienti, spacciano droga… Si trattengono per un po’, una sigaretta, due parole e via di nuovo. E che dire di Vincenzo? Disoccupato, tre figli, cerca di continuo un lavoro e non ci riesce. E c’è Rosario, un ladro patentato, al quale fa piacere salire la scala a chiocciola e respirare un po’ di accoglienza. E fa capolino di tanto in tanto anche Kwame, un migrante del Ghana, o Virginia, originaria dello Sri Lanka: spesso chiedono consiglio e aiuto per trovare una casa dove poter vivere più umanamente. E va ricordato che a dare una mano concreta c’è tutta una rete di aiuto nel rione Sanità.

Tutta un’umanità che bisogna ascoltare, confortare, accompagnare. Credo che missione sia camminare con le persone, portare i loro pesi. Mi sento profondamente in missione in questo quartiere.

E mi pare che a questa necessità di camminare insieme con la gente ci stia chiamando papa Francesco, nella sua esortazione Evangelii gaudium, quando afferma che “occorre riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri, con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli, accettandoli come compagni di strada senza resistenze interiori”; (…) “si tratta di riscoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste”. E poi aggiunge: “Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio…”.

È in questo spirito che viviamo qui al rione Sanità.

 

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Missione è camminare con le persone, portare i loro pesi. E, come insegna il papa, tutti vanno accettati come compagni di strada senza resistenze interiori.