Le elezioni si sono tenute il 7 dicembre

A decidere il nuovo presidente del Ghana sarà il ballottaggio del 28 dicembre: lo ha annunciato la Commissione elettorale nazionale al termine dello spoglio del voto del 7 dicembre.
Nessuno degli 8 candidati ha superato la soglia del 50% più uno dei voti richiesti per l’elezione diretta. In realtà solo in due hanno corso davvero per la poltrona di presidente: Nana Akufo-Addosaid, del partito Nuovo partito patriottico (Npp), che si è fermato al è fermo al 49,13% dei voti, e John Atta Mills, del Congresso nazionale democratico (Ndc), con il 47,92%. I ghaneani hanno votato anche per eleggere il nuovo parlamento, ma i risultati per l’assemblea sono ancora provvisori. L’affluenza alle urne che ha raggiunto il 68%: 8 milioni e quasi 500 mila persone.
 
Questa per il Ghana è stata la quinta elezione dalla dichiarazione d’indipendenza, 51 anni fa. Per gli osservatori internazionali si è trattato di un voto libero e trasparente, a dimostrazione della stabilità politica del paese, indicato come una delle democrazie modello in Africa. Il Ghana è stato una delle prime colonie africane a dichiarare la propria autonomia dalle potenze europee (in questa caso dalla Gran Bretagna), e da allora, anche grazie allo storico primo ministro Kwame Nkrumah, è simbolicamente l’immagine dell’Africa moderna e democratica. Dopo le elezioni in Kenya, Nigeria e Zimbabwe, gli analisti politici di tutto il continente hanno seguito con apprensione le elezioni (preceduta da una campagna elettorale sostanzialmente serena), e aspettano ancora il risultato finale del voto, confidando in uno svolgimento esemplare, anche dopo la proclamazione ufficiale dei vincitori.
 
La presidenza Kufuor
 
L’ormai settantenne presidente John Kufuor, che gode anche di un importante credito in tutto il continente dopo aver rivestito l’incarico di presidente di turno dell’Unione africana, terminerà il suo secondo mandato in gennaio, come previsto dalla Costituzione. Il suo è un esempio importante di correttezza, in un continente dove i capi di stato restano in carica anche 30 anni. Durante i suoi otto anni di presidenza, il paese ha conosciuto una crescita economica costante attorno al 5% annua, trainata dai prodotti di punta come il cacao e l’estrazione di oro. È recente la scoperta di importanti giacimenti sottomarini di petrolio, che dalla fine del 2010 dovrebbero produrre 120 mila barili al giorno. Secondo gli studi effettuati finora, le riserve ghaneane di greggio sarebbero tali da permettere ad Accra di insidiare il primato ad Angola e Nigeria come esportatori. Il governo di centro destra di Kufuor ha inoltre investito in educazione e strutture sanitarie. Grazie alle politiche e alle riforme economiche, la stessa Banca Mondiale oggi dipinge il Ghana come uno dei paesi più solidi su cui investire.
L’opposizione accusa però il governo di non aver ridistribuito la ricchezza: almeno 4 dei 22 milioni di abitanti in Ghana vivono sotto la soglia della povertà, senza aver accesso ad assistenza sanitaria, sistema scolastico, acqua. Nonostante lo sforzo per garantire e tutelare i diritti umani, nel settore minerario le condizioni di lavoro sono ancora drammatiche. La disoccupazione riguarda il 20% della popolazione.
In particolare Kufuor è accusato di aver favorito il suo gruppo etnico, gli Akan, che rappresentano circa il 50% della popolazione. All’attuale governo si contesta anche la mancanza di un contrasto vero al traffico di droga e alla corruzione. Forse proprio per questo le dichiarazioni dei due candidati ancora in corsa convergono su un punto: la necessità di rinforzare le istituzioni per dichiarare davvero battaglia alla povertà, all’abuso di diritti umani e al malgoverno.