Ghana, fucina dell’artigianato di armi - Nigrizia
Armi, Conflitti e Terrorismo Ghana
Report di Enact su produzione e traffico di armi leggere da fuoco in Africa occidentale
Ghana, fucina dell’artigianato di armi
Il paese ha una delle reti di produzione di armamenti artigianali più sofisticate della regione subsahariana, con numeri che raggiungono i 200.000 pezzi all’anno. Un’industria illegale che incide sull’aumento della criminalità e sul prolungamento dei conflitti regionali
10 Novembre 2023
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 4 minuti
Repubblica Centrafricana: miliziani anti-balaka armati di un fucile artigianale a colpo singolo

Sono almeno 200.000 le armi illegali prodotte ogni anno in Ghana. Armi realizzate a livello artigianale, da fabbri che spesso si tramandano il mestiere di generazione in generazione.

Bastano 9 dollari per costruirne una, poi il guadagno si aggira intorno ai 90, 150 dollari a seconda del tipo di arma. Ed esistono vere e proprie industrie (ovviamente non autorizzate) diffuse in molte aree del territorio.

Oltretutto le materie prime non sono così difficili da trovare. A fornirne buona parte sono le miniere – e anche queste in molti casi illegali – assai numerose nel paese.

Una manifattura artigianale, sì, ma che ha raggiunto livelli tali da riuscire a riprodurre anche fucili d’assalto come l’AK47.

A riportare a galla una questione di cui nel paese sono tutti a conoscenza, che qualche volta genera dibattito ma che poi si finisce per sorvolare, è Enact che recentemente si è occupato del traffico clandestino di armi nell’Africa occidentale e delle sue conseguenze sulla stabilità della regione e nella sicurezza interna.

Il Ghana, secondo questa e altre analisi, ha una delle reti di produzione di armi artigianali più sofisticate della regione subsahariana. Ma a cosa sono destinate queste armi?

Secondo gli analisti vengono utilizzate nel 90% da piccoli criminali per rapine, atti di banditismo, ma anche per azioni criminali più strutturate come la tratta, attacchi alle frontiere e dispute tra città confinanti.

Dal settembre 2022 all’aprile 2023, sono 30 le persone uccise da uomini armati di armi artigianali in 12 differenti incidenti nel nord-est del Ghana.

Altro dato inquietante: cresce il numero di singoli gruppi su base etnica che si armano allo scopo di “difendere le proprie comunità”.

È stato stimato che nell’aprile 2023 esistevano 23 gruppi di autodifesa di questo tipo operanti solo a Bawku, città nella regione nord orientale al confine con il Burkina Faso, la cui crescente instabilità ha creato un fertile commercio illegale di armi artigianali.

Fucili artigianali sequestrati a bracconieri all’interno del Kasanka National Park, in Zambia

Instabilità e insicurezza

La massiccia produzione locale di armi – ovviamente vietata e legalmente perseguita nel paese – rappresenta una minaccia per la sicurezza e la stabilità, non solo quella interna.

Insomma, il fatto che ci sia tanta disponibilità di armi incide sull’aumento della criminalità e sul prolungamento dei conflitti regionali.

«Alcuni degli ordigni esplosivi trovati in Mali, Guinea e altrove hanno alcuni segni che possono essere fatti risalire al Ghana», ha affermato Kwesi Aning, professore al Centro internazionale di formazione per il mantenimento della pace KAIPTC (Kofi Annan International Peacekeeping Training Centre).

Inoltre, secondo la Commissione nazionale per le armi leggere del Ghana, ci sono in circolazione più di 1,3 milioni di armi da fuoco e armi leggere non registrate.

Esiste una mappatura delle aree – di solito zone remote interne o sui confini con il Burkina, il Togo e la Costa d’Avorio – dove vengono prodotte tali armi.

Ricordiamo Bawku, Sabunjida Machele-ne nella regione settentrionale, Techiman nella regione orientale di Bono, Alabar e Suame Magazine nella regione Ashanti, Elubo, Kasoa e Ashaiman nelle regioni occidentale, centrale e della Grande Accra.

Commercio e contrasto

Le armi, come si diceva, non hanno solo un mercato interno ma vengono contrabbandate in paesi come la Nigeria o la Sierra Leone. È una rete consolidata quella dello smercio di armi illegali.

I fabbricanti locali vendono a intermediari che a loro volta vendono ai trafficanti che contrabbandano le armi oltre confine.

Il Ghana fino al 2019 non disponeva di un sistema per identificare le armi di proprietà da parte di privati cittadini.

Recentemente la Small Arms Commission ha avviato un sistema di codifica per garantire che tutte le armi da fuoco possedute dai servizi di sicurezza e dai civili siano contrassegnate con codici distintivi e altre caratteristiche. I dati sulla proprietà vengono poi acquisiti in un database nazionale.

Uno sforzo conforme all’articolo 18 della Convenzione ECOWAS sulle armi leggere e di piccolo calibro, che impone ai paesi membri di contrassegnare le proprie armi per facilitarne l’identificazione e la tracciabilità.

A detta degli esperti, per controllare il commercio illegale e dunque il fatto che chiunque possa acquistare queste armi, meglio sarebbe procedere con una moratoria contro i procedimenti giudiziari, regolamentare la produzione di armi artigianali e aiutare i fabbricanti a operare legalmente.

Questo – si afferma – garantirebbe la conformità con la produzione di prodotti legali, senza togliere agli artigiani delle armi il mezzo di sussistenza con cui finora si sono guadagnati da vivere.

Ciò aumenterebbe la capacità dello Stato di controllare e monitorare il commercio e riconvertire la produzione – nel rispetto di determinati requisiti – da illegale a legale.

Ma, nello stesso tempo, bisognerebbe riconoscere e indagare la complicità dei funzionari statali nel facilitare il commercio illegale, soprattutto alle frontiere. E perseguire dunque la corruzione per interrompere la catena del traffico.

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