Le immagini di questo gruppo di portatori di bara danzanti sono diventate virali di recente, facendo il giro del mondo

Obitori pieni fino all’impossibile. Famiglie che si indebitano. Parenti che pendono dalle labbra del presidente, Nana Akufo-Addo, e attendono il giorno in cui annuncerà la riapertura dei confini e dello spazio aereo. Accade in Ghana dove le restrizioni dovute alla pandemia stanno incidendo profondamente su una delle tradizioni più forti e caratterizzanti di questo paese: i funerali.

Non è un paradosso affermare che in Ghana la morte è il momento più importante della vita. Importante – sorvolando gli aspetti filosofici e religiosi – dal punto di vista sociale. Un funerale è l’occasione per riunire la famiglia, non solo quella ristretta, ma intere generazioni. È l’occasione per i membri della diaspora di tornare a casa, rivedere i parenti, gli amici e, per qualche settimana, riscoprire le vecchie abitudini.

Ma è anche un momento attraverso il quale passano moltissime comunicazioni non verbali: lo stato sociale del defunto e della sua famiglia, il suo successo, le sue possibilità economiche. Negli anni i funerali ghaneani sono diventati sempre più sfarzosi e oggi, anche chi non ha i mezzi e non potrebbe permetterselo, si indebita o cerca di fare il meglio con poco.

In questo periodo di pandemia, le conseguenti restrizioni hanno messo alla luce la difficoltà per i cittadini ghaneani di rinunciare a questa tradizione. Lo scorso marzo il presidente aveva introdotto, tra le varie misure, il divieto di fare funerali con più di 25 persone. Un numero troppo esiguo e un sacrificio troppo grande per cittadini abituati a cerimonie con centinaia, ma anche migliaia di partecipanti.

Va detto che i funerali in Ghana durano minimo tre giorni. Ma i preparativi e il seguito possono andare avanti anche per settimane. Così in molti – che nel frattempo hanno perso un congiunto – hanno preferito aspettare di tornare alla “normalità”.

L’abitudine a conservare i corpi negli obitori è ovviamente precedente al coronavirus. L’idea, infatti, è quella di darsi tempo per i preparativi e lasciare ai parenti che vivono all’estero la possibilità di rientrare in patria e onorare alla maniera tradizionale il proprio caro. Ora, però, la situazione si è complicata.

Divieto di assembramento da un lato, voli sospesi dall’altro. E così le camere mortuarie cominciano ad essere insufficienti. Tanto che le autorità dell’ospedale Korle Bu, uno dei maggiori nosocomi in Ghana, ha fatto sapere che nelle prossime settimane potrebbero esserci sepolture di massa per tutti i corpi che non sono stati “rivendicati”.

Il problema, infatti, è che i morti delle ultime settimane si aggiungono a quelli che stanno lì da tempo (anche tre anni). L’argomento è così sentito che hanno cominciato a circolare qua e là sondaggi, come quello di Radio 3FM. Alla domanda se si dovesse procedere a interramenti di massa per cadaveri lasciati in obitorio il 63% ha risposto che il governo dovrebbe prenderlo in considerazione e il 37% si è invece dichiarato contrario.

Un risultato abbastanza inaspettato. Sarà l’effetto del Covid-19? La paura? Un cambio di visione nella popolazione ghaneana? Intanto, la congestione delle camere mortuarie è una questione che riguarda molti ospedali ghaneani, non solo quelli delle grandi città.

A denunciarlo, nel corso di una trasmissione radiofonica, è Richard Kofi Jordan, presidente della Mortuary workers association of Ghana, sindacato che rappresenta i lavoratori dell’industria mortuaria. «Molti obitori in tutto il paese – ha detto – sono pieni e alcuni si stanno rifiutando di custodire altri corpi». E non è che si tratti di morti di Covid, visto che i decessi nel paese sono ad oggi 38 su 8.297 casi.

Ma quanto costa tenere una persona deceduta nella camera mortuaria in attesa del funerale? I costi variano da ospedale a ospedale, ma in ogni caso di tratta di centinaia di Ghana cedi al mese (100 Ghana cedi sono l’equivalente di poco più di 15 euro). «Per noi – ci spiega Nicholas Nuamah – non è una perdita di denaro. È giusto che il nostro familiare abbia il miglior funerale ed è giusto dare a tutti coloro che vogliono onorarlo la possibilità di partecipare».

Lo zio paterno di Nicholas è morto prima dello scoppio della pandemia e da allora si trova nell’obitorio di un ospedale a Kumasi. «I miei cugini – dice Nicholas – vivono in Germania e Olanda. Al momento non possono raggiungerci, quindi preferiamo posticipare e vedere cosa accadrà nelle prossime settimane».

Intanto c’è chi è riuscito a trovare una soluzione ai divieti di assembramento. È l’agenzia di imprese funebri Transitions, già nota soprattutto tra persone benestanti. Se parenti e amici non possono partecipare alle cerimonie, allora saranno le cerimonie ad arrivare da loro, sugli schermi dei loro pc o dei loro smartphone.

Il servizio comprende infatti la trasmissione live e streaming della funzione a cui partecipano di persona solo i parenti più stretti. «Anche quelli che sono all’estero e non possono partecipare perché le frontiere sono ancora chiuse – ci dicono dall’ufficio vendite online – hanno la possibilità di prendere parte all’estremo saluto».

E in risposta all’emergenza, dovuta all’esaurimento dello spazio nelle camere mortuarie, l’azienda funebre ha già trovato una soluzione, la proposta è: sepoltura oggi, funerale domani. Insomma se c’è un mercato che non sembra crollare in Ghana, nonostante la pandemia, è quello che gira intorno ai funerali. In realtà sono in molti oggi a chiedersi se una tale spesa e sforzo siano opportuni.

Kennedy Kwamasi, studente della scuola di giornalismo di Accra, si domanda se questa pandemia alla fine «non riesca a dimostrarci che i funerali – così come avviene in altre parti del mondo – possano essere svolti in un solo giorno e senza tutte quelle attività di contorno, come assicurare pasti e bevande per centinaia e a volte migliaia di persone».

Oggi un modesto funerale può arrivare anche a 50mila Ghana cedi (circa 7.700 euro). A cui vanno aggiunti costi accessori, come la musica di un gruppo di una certa notorietà o le “criers”, donne che vengono chiamate a piangere e disperarsi ai funerali di altri. In Ghana ci sono associazioni attorno a cui si raccolgono queste professioniste.

In passato i funerali servivano a raccogliere fondi per i parenti rimasti, ad esempio la vedova e i figli del defunto. Oggi, tolte tutte le spese, dalle offerte rimane poco, si lamentano in molti. 

Nell’ultimo discorso alla nazione, il 31 maggio, il presidente Nana Akufo-Addo, ha indicato l’aggiornamento delle misure per prevenire il contagio. E guarda caso la questione funerali è una di quelle su cui c’era più attesa, sia dal punto di vista sociale che sanitario (in periodo di pandemia troppi corpi insepolti non sono proprio una buona cosa).

Oltre a riaprire chiese e moschee per un numero fino a 100 persone – saranno obbligate, ha assicurato, a mettere la mascherina e a registrare il loro nome all’ingresso – il capo di Stato ha stabilito che le sepolture private potranno, anch’esse, prevedere 100 partecipanti.

Rimane la sospensione per i funerali. Mentre c’è il via libera per i matrimoni, con regola di non più di 100 invitati e distanziamento di un metro (come si distanzieranno gli sposi?). Comunque sia, per questa volta, spazio alla vita, invece che alla morte.