Gibuti / Cina

Ieri, novantesimo anniversario della fondazione dell’Esercito di liberazione popolare, cioè l’esercito nazionale cinese, è stata ufficialmente inaugurata la prima base militare di Pechino fuori dai confini del paese. La base, che potrà ospitare 10.000 militari, si trova nel nord di Gibuti, zona di Obock, e si affaccia sullo stretto del Bab el Mandeb, importantissimo nodo strategico sulle rotte commerciali tra la Penisola Arabica, l’Asia e il Mediterraneo.

Alla cerimonia dell’alzabandiera erano presenti 300 persone, tra cui il vice comandante della marina cinese, Tian Zhong, e il ministro della difesa gibutiano.

Secondo le dichiarazioni iniziali cinesi, la base avrebbe dovuto fungere da supporto logistico alle operazioni  della marina, ma il progetto si è rivelato ben presto come una base militare a tutti gli effetti. Nei giorni scorsi la Cnn ha diffuso foto satellitari che mostrano importanti costruzioni, anche sotterranee. Sarebbe un modo normalmente usato nelle basi militari cinesi per tenere segrete certe operazioni.

La costruzione della base segna in modo evidente l’espansione cinese in Africa, alla ricerca di materie prime e mercati. Gli investimenti cinesi nel continente sono in continua crescita. Solo nella piccolissima Gibuti  ammontano a 14,4 miliardi di dollari, la maggior parte investita in infrastrutture portuali e vie di comunicazione, come la ferrovia che unirà Gibuti ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, dimezzando i tempi di percorrenza delle merci in entrata e in uscita dal paese.

Cresce anche l’influenza politica e diplomatica cinese nel continente. Dopo aver inviato in Sud Sudan il primo contingente cinese in una missione di pace dell’Onu, si è proposta ora come mediatore nei problemi  di confine tra Gibuti ed Eritrea, dopo il ritiro delle truppe di interposizione del Qatar a seguito delle tensioni con l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo. (Al Jazeera)