IO NON SONO RAZZISTA MA – MAGGIO 2018
Marco Aime

Nel 1943, alla tragedia della guerra se ne aggiunge un’altra: la persecuzione degli ebrei in seguito alle leggi razziali emanate cinque anni prima dal regime fascista. Gino Bartali si allena sulla sua Legnano sul percorso collinare che separa Assisi da Firenze. Gli capita di imbattersi nei posti di blocco della polizia fascista, ma chi osa fermarlo? Anzi a volte quei ragazzi applaudono il vincitore di due Giri d’Italia e di un Tour de France. Qualcuno forse non gli perdona di non avere fatto il saluto romano sul podio di Parigi, ma è pur sempre un eroe italiano.

Una volta però il comandante della polizia fiorentina, Mario Carità, lo arresta, lo interroga, lo perquisisce. Niente. Nel tubo del telaio della Legnano ci sono dei documenti stampati clandestinamente ad Assisi, che il vescovo di Firenze, Elia Dalla Costa, distribuirà a famiglie ebraiche a rischio deportazione. Ottocento le persone salvate grazie a questo espediente.

Due fatti recenti mi hanno riportato alla mente il vecchio Gino. Una nave Open Arms della ong spagnola ProActiva salva 218 migranti nel Mediterraneo. Prima viene negato ogni attracco, poi il permesso arriva per il porto Pozzallo (Ragusa), dove la nave viene sequestrata e il comandante e il responsabile della ong indagati per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Benoit Ducos è una guida alpina del Briançonnais. Mentre percorre la statale del Monginevro vede una famiglia di nigeriani allo stremo tra il gelo e la neve. La donna è incinta all’ottavo mese. Benoit li fa salire in auto, li porta all’ospedale di Briançon e lì viene bloccato dalle forze dell’ordine che trattengono anche la donna per oltre un’ora. Solo l’arrivo dei pompieri ha consentito il soccorso della migrante, che ha poi partorito un figlio con un taglio cesareo d’urgenza. Benoit è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione.

Tutti e tre hanno trasgredito delle regole, delle leggi. Anche Bartali lo faceva. Trasgrediva quelle leggi che considerava ingiuste, disumane. Ci sono casi in cui infrangere una legge è l’unica cosa giusta da fare. Oggi il nome di Gino Bartali è scolpito nella pietra, in cima alla seconda colonna dedicata agli italiani, nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.

Gino Bartali
Il campione di ciclismo (1914-2000) nel 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni per la sua attività a favore degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.