Palermo. L’impegno dei Laici missionari comboniani
È il nome del coordinamento nato a Palermo non solo per far luce sulla morte di Noureddine Adbabe, il 27enne marocchino morto dopo 8 giorni di agonia e vittima della guerra agli immigrati scatenata dal comune siciliano. Ma anche per denunciare i soprusi subiti da tutti gli ambulanti coinvolti in questa caccia al migrante che scappa da guerre e povertà, per poi morire bruciato in un paese considerato “democratico”.

Secondo di otto figli, Noureddine Adnane era nato e cresciuto in un piccolo villaggio vicino a Casablanca, in Marocco. Diventato padre a 18 anni, aveva deciso di tentare il viaggio della speranza e di arrivare in Sicilia da clandestino. Era il 2002.

Il giorno prima di darsi fuoco, cospargendosi il corpo di benzina, aveva comprato una scheda internazionale per telefonare in Marocco e parlare con la figlia. Voleva dirle che tutti i documenti per farla arrivare in Sicilia con la mamma Atika di 21 anni erano quasi pronti. Presto le avrebbe riabbracciate. Ma il destino ha voluto che la famiglia lo vedesse dal Marocco solo tramite Skype, disteso su un lettino del centro grandi ustioni dell’Ospedale Civico, coperto da un telo verde e con una maschera per l’ossigeno attaccata al volto.

Noureddine aveva sempre lavorato sodo. Anche nei giorni di pioggia, con il suo inseparabile carrello andava a vendere cappellini, guanti, sciarpe e giocattoli in via Ernesto Basile, per ritrovarsi una ventina di euro in tasca la sera. Aveva il permesso di soggiorno e una licenza da venditore ambulante in regola. Purtroppo non ebbe la possibilità di realizzare il sogno, perché oppresso da leggi ingiuste e razziste che nel nostro paese ormai imperversano e sono un giogo per le fasce più deboli, come il pacchetto sicurezza, che s’inasprisce sempre più!

È stato il pacchetto sicurezza a dare la possibilità ai sindaci di emanare ordinanze per il “decoro pubblico” o per la sicurezza della propria città. Così, il sindaco di Palermo ha pensato bene di far la guerra ai “lavavetri” e agli ambulanti (come abbiamo avuto modo di costatare anche ai migranti con regolare permesso di soggiorno e con licenza), probabilmente per nascondere i reali problemi che devastano una città sempre più lasciata al proprio destino, non governata ma divorata dalla mala-politica!

Inoltre, queste leggi ingiuste e razziste hanno dato libero sfogo ad alcune menti perverse, che sono parte integrante delle forze dell’ordine (polizia municipale, ecc.) che non aspettano altro che perseguitare un immigrato o un indifeso, perché privo di ogni aggancio con il potere e considerato non un essere umano, quindi privo di ogni diritto. Testimonianze e referti ospedalieri parlano di pestaggi e soprusi.

Noureddine era stato controllato, “verbalizzato” e oppresso per ben 5 volte nell’arco di una settimana (come se ci fosse solo lui in città). All’ennesimo controllo, non ha retto alla pressione: si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. Dopo otto giorni di agonia, è morto. Era il 19 febbraio. E Nourredine aveva 27 anni.

La magistratura ha aperto un’inchiesta per verificare (come raccontano i testimoni) l’istigazione al suicidio e per omissione di soccorso.

Noi, come Laici missionari comboniani di Palermo, facciamo parte del forum antirazzista con cui abbiamo organizzato la manifestazione, il giorno della sua morte, assieme ad altre realtà libere della città e alla comunità marocchina, che ha voluto gridare per le vie del centro la propria indignazione in modo composto e civile, e per denunciare quanto accaduto a Noureddine e ad altri ambulanti di diverse nazionalità.

Il giorno prima abbiamo organizzato davanti al reparto in cui Noureddine era ricoverato una veglia di preghiera (una luce di speranza per Noureddine), durante la quale musulmani e cristiani hanno pregato insieme per la vita di un ragazzo che voleva soltanto riunire la sua famiglia a Palermo, probabilmente perché aveva creduto che fosse un luogo migliore del suo villaggio in Marocco.

La morte di Noureddine ci ha dato la consapevolezza che qualcosa si deve fare. Non possiamo più stare inermi! Così, ci siamo incontrati da subito con altre realtà e abbiamo creato un coordinamento, che abbiamo denominato “Giustizia e Verità Noureddine”.

La nostra ferma intenzione è quella di contrastare le persecuzioni e, soprattutto, far luce, non solo sulla morte di Noureddine, ma anche su tutti gli ambulanti (e sono tanti!) coinvolti in questa caccia al migrante che scappa da guerre e povertà per morire bruciato in un paese considerato “democratico”.

Facciamo anche parte di una rete di sportelli per migranti (consulenza legale, amministrativa, ecc.) che ha deciso di creare un manifesto in varie lingue, in cui saranno pubblicati numeri di telefono, sempre attivi, da chiamare in caso di abusi. Una specie di squadra di pronto intervento, per monitorare i casi di violenze e di discriminazioni in generale.

Abbiamo un unico obiettivo: difendere la vita e il bene comune. Come ci ha insegnato Gesù Cristo.