Kenya, salva la foresta Mau
Dopo 10 anni di battaglia legale con il governo di Nairobi, il popolo degli Ogiek, abitanti autoctoni della foresta Mau, hanno visto riconosciuto il loro diritto a vivere nella propria terra ancestrale. Una sentenza destinata ad aprire la strada ad altri ricorsi di popoli espropriati dalle loro terre ancestrali in tutto il continente. Nigrizia celebra con loro questa vittoria.

Il verdetto è stato emesso venerdì 26 maggio dalla Corte africana per i diritti dell’uomo e dei popoli, voluta dall’allora Organizzazione dell’unità africana che ne ha adottato il protocollo istitutivo nel 1998 a Ouagadougou, in Burkina Faso. La Corte, che ha sede ad Arusha, in Tanzania, è entrata in funzione nel 2006.

Gli Ogiek, un gruppo minoritario di circa 35.000 persone, sono gli abitanti autoctoni della foresta Mau, la più importante foresta pluviale di montagna dell’Africa dell’Est e il più rilevante bacino imbrifero (idrografico) del Kenya. Gli Ogiek, la cui economia si basa tradizionalmente sulla caccia e la raccolta dei prodotti del proprio territorio, in particolare del miele, sono stati più volte minacciati di essere cacciati dalle loro terre con il pretesto di difendere l’ecosistema della foresta che altri hanno invece devastato e continuano a devastare per il commercio del legname e l’agrobusiness – attività nelle mani di importanti famiglie keniane, tra cui quelle dell’ex presidente Moi e dell’attuale presidente Kenyatta – e per l’insediamento di altri gruppi etnici a scopi politici ed elettorali. L’ultima lottizzazione, che ha interessato il 20% del territorio della foresta Mau, risale agli anni novanta, sotto il regime di Daniel arap Moi.

Il caso su cui il Tribunale di Arusha ha emesso la sua sentenza risale al 2007, quando gli Ogiek cominciarono la battaglia legale presso le autorità competenti del Kenya per avere i titoli di proprietà della loro terra, in questo sostenuti da una ong locale, l’Ogiek Peoples Development Programme (Opdp) che li ha accompagnati nel lungo e complicato processo legale fino all’attuale vittoria. In risposta alla richiesta dei titoli di proprietà, nel 2009 arrivò l’ordine di sfratto che avrebbe dovuto diventare esecutivo in due settimane. Glo Ogiek ricorsero allora alla Commissione africana per i diritti dell’uomo e dei popoli, che ha sede in Gambia e lavora in base alla Carta africana per i diritti dell’uomo e dei popoli, di cui il Kenya è firmatario. La Commissione prima bloccò l’ordine di espulsione e poi presentò il caso alla corte di Arusha.

Nella sentenza la Corte stabilisce che il governo di Nairobi ha violato ben sette articoli della Carta e ha riconosciuto i diritti degli Ogiek sulla loro terra e il loro ruolo fondamentale nella protezione della foresta. Ha anche riconosciuto il loro diritto a condurre le attività economiche tradizionali, in linea con la protezione dell’ecosistema della foresta Mau. Il governo di Nairobi ha dichiarato di accettare la decisione del tribunale. Ora gli Ogiek hanno due mesi di tempo per presentare al governo le richieste dettagliate basate sulla sentenza. Il governo ha sei mesi per prendere i provvedimenti necessari a soddisfarle.

Al momento della lettura del verdetto, l’aula del tribunale di Arusha era affollatissima, perché la decisione del tribunale avrebbe fatto storia, come ha dichiarato Muthoni Wanyeki, direttrice regionale di Amnesty International. La sentenza, infatti, dà speranza a tutti gli altri popoli indigeni del continente, costantemente espulsi dalle loro terre.  

Alla seduta della Corte erano presenti 75 Ogiek vestiti con i loro abiti tradizionali che hanno festeggiato con danze e canti. La redazione di Nigrizia celebra con loro la significativa vittoria, avendo segnalato diverse volte i soprusi cui gli Ogiek erano sottoposti. L’ultima con un servizio sul numero di aprile della rivista.

Foto: Membri di una comunità Ogiek (Leonard Mindore, 2012)