La guerra tra Israele e Hamas si estende al Mar Rosso - Nigrizia
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Lo Yemen attacca navi commerciali dirette a Israele nel Golfo di Aden, gli USA rispondono con un'operazione navale multilaterale
La guerra tra Israele e Hamas si estende al Mar Rosso
Attraverso gli houthi yemeniti l’Iran tenta di costringere Netanyahu a fermare l’offensiva contro Hamas a Gaza. Lo fa colpendo una delle principali arterie del traffico commerciale marittimo. La crisi preoccupa per il rischio di un’escalation militare, vista la presenza a Djibuti di ben otto basi militari straniere, e per la possibilità che gli Stati Uniti, alleati di Tel Aviv, scelgano di attaccare direttamente il regime di Sanaa
20 Dicembre 2023
Articolo di Michela Trevisan
Tempo di lettura 4 minuti

Il conflitto tra Israele e Hamas si sta allargando in modo preoccupante e per alcuni versi inatteso, lontano dai confini del Medio Oriente. Con ripercussioni che già cominciano a farsi sentire anche in Europa.

Protagonista della nuova svolta è il movimento houthi yemenita, braccio armato dell’Iran, che fin dall’avvio dei primi bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza si è mobilitato in difesa di Hamas, giurando “guerra ai sionisti e ai loro sostenitori”.

Il nuovo fronte di tensione è uno dei tratti di mare più importanti per i commerci tra Asia ed Europa: il Mar Rosso, da cui transita circa il 12% del traffico marittimo mondiale.

Gli altri protagonisti sono gli Stati Uniti, alleati di Israele, scesi in mare alla guida di una coalizione di paesi, tra cui anche l’Italia, a difesa delle navi cargo in transito nel Mar Rosso meridionale e nel Golfo di Aden, colpite da attacchi che provengono sia dalla sponda africana che da quella yemenita.

Gli attacchi sono cominciati il 26 novembre con il fallito dirottamento di una nave israeliana nel Golfo di Aden e sono proseguiti con attacchi sempre più frequenti nelle ultime due settimane, con lanci di missili e droni provenienti dalla costa dello Yemen, contro imbarcazioni in transito.

La svolta è avvenuta il 14 dicembre, quando un gruppo di una quindicina di uomini pesantemente armati salpati dalla regione semiautonoma somala del Puntland, ha attaccato e sequestrato la nave cargo MV Ruen, battente bandiera maltese.

La Ruen è la prima nave commerciale catturata dal 2017 in quel tratto di mare, in cui i cosiddetti “pirati somali” sono stati particolarmente attivi per un decennio, a partire dal 2008.   

Un legame tra la simultanea ripresa degli atti di pirateria che partono dal Puntland e gli attacchi del movimento yemenita filo-iraniano fa pensare a un’alleanza degli houthi con mercenari somali.  

Le autorità del Puntland sospettano infatti che i sequestratori abbiano impiegato un peschereccio iraniano per il dirottamento. Ѐ risaputo inoltre che gran parte delle armi che entrano nel paese del Corno d’Africa provengono dall’Iran, attraverso lo Yemen.

Gli USA intervengono

Alle crescenti minacce ai traffici commerciali gli Stati Uniti hanno risposto il 19 dicembre, ponendosi al comando di un’operazione multinazionale denominata Prosperity Guardian, alla quale partecipano tra gli altri, Bahrein, Canada, Seychelles, Regno Unito, Norvegia, Francia, Olanda, Spagna e Italia, le cui navi dovrebbero abbattere missili e droni lanciati sui mercantili in transito, e scortarli attraverso il Mar Rosso meridionale.

Subito dopo l’annuncio del lancio dell’operazione, un alto funzionario houthi, Mohammed Ali al-Houthi ha dichiarato alla televisione iraniana che il loro obiettivo sono solo navi israeliane o dirette nei porti israeliani, ma che qualsiasi paese agisca contro di loro sarà preso di mira, accusando gli Stati Uniti di essere «parte dell’aggressione contro Gaza e il popolo palestinese».

La crisi preoccupa anche per il rischio di un’escalation militare ulteriore, vista la presenza a Djibuti – all’imbocco dello stretto di Bab el Mandeb – di ben otto basi militari straniere, appartenenti a Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Italia, Cina e Arabia Saudita. E per la possibilità che Washington decida di attaccare direttamente lo Yemen.

Commerci nel caos

Intanto il traffico navale nel Mar Rosso è andato in tilt, sollevando lo spettro di un nuovo blocco del commercio internazionale.

Almeno 11 navi portacontainer dirette a sud restano ancorate tra il Sudan e l’Arabia Saudita, altre tentano di passare lo stretto disattivando i sistemi satellitari di tracciamento e altre ancora hanno modificato le rotte, scegliendo di circumnavigare l’Africa, un percorso più lungo e costoso.

Tra queste la tedesca Hapag-Lloyd, la danese Maersk, tre navi che trasportano gas naturale liquefatto, la BP e il gruppo di petroliere Frontline.

Ai timori di un conseguente rialzo dei prezzi di gas e petrolio ha risposto il 18 dicembre Goldman Sachs, definendo l’eventualità “improbabile”, una dichiarazione volta evidentemente a non agitare i mercati. Di sicuro sono invece già aumentati i premi assicurativi e i costi di trasporto per i mercantili.

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