Guinea-Bissau

Il primo ministro della Guinea-Bissau, Baciro Dja, si è dimesso 20 giorni aver assunto il suo incarico e solo due giorni dopo aver nominato i membri del suo governo.

Dja ha rassegnato le dimissioni dopo che la Corte Suprema ha stabilito che la sua nomina da parte del presidente Josè Mario Vaz ha violato la costituzione. Con otto voti su dodici, gli appartenenti alla più alta corte del paese hanno ritenuto che la nomina violasse la Costituzione, secondo la quale il primo ministro deve essere espressione del partito che ha vinto le elezioni e la sua scelta il frutto di una consultazione con tutte le forze politiche.

“Il presidente della Repubblica mi ha informato che la Corte suprema ha dichiarato incostituzionale la mia nomina a primo ministro, di conseguenza mi ritiro dalle mie funzioni, vado nel mio ufficio per formalizzare la decisione”, ha detto Dja ai giornalisti, dopo aver avuto un colloquio con il presidente Josè Mario Vaz.

Il paese dell’Africa occidentale sta attraversando una crisi politica da quando il il presidente Vaz ha licenziato tutti i suoi ministri lo scorso mese.

Presidente Vaz aveva destituto il precedente primo ministro, Domingos Simoes Pereira, e di conseguenza la sua squadra di governo dopo una serie di fratture interne al loro schieramento politico, il Partito africano per l’indipendenza della Guinea Bissau e Capo Verde (Paicg). In particolare a provocare la frattura ci sarebbe stata la nomina del nuovo capo dell’esercito.

Una settimana dopo, Vaz aveva nominato Dja a capo del governo con decreto presidenziale, andando anche contro la volontà di una parte del suo partito.

La storia di questa ex colonia portoghese, snodo del traffico di droga dall’America Latina all’Europa, è stata segnata dall’instabilità politica e punteggiata da colpi di Stato militari, nessun leader eletto ha servito per un intero mandato nel paese da dopo l’indipendenza dal Portogallo avvenuta nel 1974. L’esercito, che ha giocato sempre un ruolo fondamentale nei colpi di stato, ha promesso di rimanere fuori da questa battaglia politica. (Bbc)