Guinea / Elezioni

A due giorni dalla data prevista del voto per le presidenziali, la Guinea è ancora attraversata da tensioni. Scontri nella capitale Conakry tra sostenitori del capo di stato uscente Alpha Condé (del partito Rpg – Arcobaleno) e i partecipanti al comizio del candidato d’opposizione Celou Dalein Diallo (dell’Unione delle forze democratiche della Guinea, o Ufdg) hanno provocato ieri, secondo la stampa locale, un morto e una ventina di feriti. Già negli scorsi giorni, a N’Zérékoré, seconda città del paese, si erano registrati disordini, anche in questo caso con una vittima, ma con circa 80 feriti.

Proprio Condé e Diallo sono i grandi favoriti per il voto che l’opposizione avrebbe voluto rinviare di una settimana, denunciando problemi e irregolarità nella preparazione, prospettiva al momento esclusa dalle autorità.

Un recente sondaggio di Afrobarometer mostra un paese quasi spaccato a metà nel giudicare le politiche applicate finora: il 50% è favorevole e il 49% contrario, con una forte polarizzazione regionale. Se gli scettici prevalgono nella capitale e a Labé, feudo elettorale di Diallo, il consenso per il governo raggiunge addirittura il 90% nella regione d Kankan, quella d’origine di Condé.

Indispensabile dunque, per chi vorrà prevalere nelle urne, avere una base elettorale non radicata in una sola area e saper raccogliere, nell’eventuale ballottaggio, i voti dei candidati esclusi. Come, nel 2010, riuscì a Condé, che cinque anni dopo Diallo spera di imitare.

A costo di allearsi anche con il grande escluso di queste elezioni: il capitano Moussa Dadis Camara, ex leader golpista, attualmente fuori dal paese perché incriminato per la strage avvenuta il 28 settembre 2009. I morti furono 172 e tra i numerosi feriti ci fu anche Diallo, a quel tempo schierato contro il leader militare.

Per il risultato sarà però determinante anche la posizione del terzo più importante candidato, Sidya Touré (dell’Unione delle forze repubblicane, Ufr): critico del governo si è tuttavia distanziato di recente anche dal leader dell’Ufdg. Saranno probabilmente anche i ‘suoi’ voti a decidere chi governerà il paese ricco di risorse naturali (bauxite, ferro, oro, diamanti e petrolio) ma in cui oltre il 50% della popolazione, ricorda l’Onu, vive con meno di un euro al giorno. (Misna)