L’idea di un’Africa moderna e benestante, che rompe gli stereotipi del passato
AIDS, potere delle donne e “enduring links” : questi i temi dei film che partecipano al 12° Festival Internazionale di Zanzibar. Tra blackout e difficoltà organizzative, resta forte la voglia di crescere del cinema africano.

Iniziato il 27 Giugno il Zanzibar International Film Festival ZIFF,  ancora una volta si vuole imporre come  unico grande evento culturale della regione est Africana . Motli i limiti di questa 12° edizione: blackout di elettricità, tagli maggiori al badget e condizioni di proiezione abbastanza amatoriali, cataloghi e programma ancora in stampa mentre il festival è già in pieno ritmo. Ma nonostante questo  resta nell’aria la voglia di cinema a soprattutto la volontà di promuovere l’industria crescente del cinema dell’Africa orientale. ZIFF resta il porto di mare dove approdano le speranze per il cinema africano delle nuove generazioni.Concerto

 Gli organizzatori continuano a puntare su Zanzibar come centro promotore di multiculturalità. ZIFF è quindi uno dei grandi eventi culturali dell’isola dove convivono non senza tensione le 3 grandi culture di Zanzibar (qulla africana, araba e indiana). Il festival cerca di unire i vari gruppi umani intorno ai temi del dialogo e dei legami duraturi  (enduring links) tra media, ambiente e lo sviluppo, tema principale di questa edizione.

La scelta di mettere al centro del festival gli enduring Links viene dalla constatazione che nei secoli alcuni aspetti, realtà e tradizioni culturali diventano il collante della società. Il cinema diventa perciò un veicolo importante per non dimenticare ed essere strumento pedagogico per le nuove generazione mostrando le origini, le fondazioni della propria cultura, ma anche di aprirsi alle prospettive della società africana del futuro. Film come Mwalimu- The Legacy of Julius Nyerere  di P. Lekolo rimandano alla storia del presidente che ha unito la “mainland” Tanzania con Zanzibar usando tra l’altro la lingua swahili come “enduring link” e fattore d’unità.  In questa direzione grande successo ha avuto la proiezione della versione swahili del film d’animazione Kirikou e la Strega Karaba di Michel Ocelot che ha visto riuniti allo ZIFF tutta l’equipe del doppiaggio.

Aids, quando il cinema informa

Altro tema presente in molti dei film presentati al festival è quello dell’AIDS, tema delicato, soprattutto in considerazione del contesto apparentemente chiuso del’isola, che considera tabù alcuni aspetti della sessualità.  Nonostante la presenza di pellicole finanziate da organizzazioni per lo sviluppo e quindi molto e troppo pedagocigo-moralistici, sono presenti alcune gradite sorprese,  per esempio il mediometraggio della Repubblica Dem. del Congo, Mon histoire Papy di Tunda Wa Munga. Si tratta della storia vera di un poliziotto portatore del virus e della sua lotta  contro la discriminazione e la separazione familiare e un invito a essere promotore allo “scoperto” della propria sieropositività e della lotta contrao la pandemia. Il film è un esempio di buon cinema sociale realizzato con professionalità e originalità.

Da segnalare anche documentari come il sudafricano Tapologo di Gabriela e Sally Gutierrez Dawar, che  affrontano la pandemia e la sua relazione con la sessualità. Nel documetario il vescovo Cattolico Kevin Dowling sottolinea i dubbi personali sulla dottrina sessuale dell Chiesa.  Su questa linea ancora più controverso è il documentario sudafricano God love sinners di Nami Mlongo che partendo dai delitti contro coppie di donne omosessuali traccia un manifesto duro e forte contro ogni attitudine omofobica.

Ciak, le donne in regia

Season of a lifeIl potere e la forza femminile sono un’altro dei temi forti di questo festival. La donna africana rappresentata non è più sottomessa e rinchiusa in un villaggio ma battagliera, coraggiosa e pronta a soffrire per avere giustizia e un ruolo attivo nella società.  Nel bellissimo Izulu Lami (My Secret Sky) del sudafricano Madoda Ncayayana si racconta del coraggio di una bambina sola contro la città e le sue violenze. In Suwi (Faith) film esordiente di Cathrine Musola (Zambia) la protagonista Suwi, invalida a causa di un incidente, deve lottare sola contro i pregiudizi della società tradizionale e moderna per ottenere lavoro e un matrimonio fondato unicamente sull’amore.  Nei film A crack in the wall (di Philippe Talavera, Namibia) e Seasons of a Life (Charles Shemu Joyah, Malawi, foto a destra) altre giovani donne devono districarsi all’interno di un tribunale per avere giustizia di fronte a casi di violenza sessuale, abusi e induzione all’aborto.  Sull’onnipotenza degli uomini africani sembra calato il sipario.

Da molti dei film presenti allo ZIFF emerge chiara la volontà del cinema di mostrare un’Africa capace di risolvere i propri problemi, moderna, attuale ed anche benestante. Sembrano finiti gli stereotipi (forse più legati all’Africa occidentale) del villaggio, degli stregoni e di donne al pozzo, ma anche quella della fame e delle guerre civili. Il cinema dell’est è senza dubbio sempre più urbano, dove tra lo djembe e il tam tam si fa avanti il ritmo elettronico dell’hip hop africano e del “bongo flavour”, stile musicale predominante in questa parte dell’Africa.