Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare
Un miliardo di persone alla fame non sono un argomento sufficiente per smuovere Barack Obama, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Gordon Brown. Che hanno disertato l’appuntamento di Roma, in sede Fao, e non aprono i cordoni della borsa. Approvati i cinque principi sulla sicurezza alimentare.

È stato approvato oggi per acclamazione in assemblea plenaria il documento finale del Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare in corso al quartier generale della Fao di Roma, che si protrarrà fino a mercoledì. Purtroppo i timori di chi, come i rappresentanti delle organizzazioni non governtive (ong), avevano ammonito i potenti del mondo di ufficializzare un documento prettamente programmatico si sono avverati.

 

Infatti nel testo negoziato fino all’ultimo dagli ambasciatori delle Nazioni Unite vengono definiti solo gli obiettivi di chi si impegna per combattere la fame: dimezzare il numero di affamati nel mondo (attualmente più di un miliardo secondo il rapporto annuale della Fao) entro il 2015. Peccato che nei 41 paragrafi del testo non si faccia alcun riferimento a piani per raggiungere quest’importante quanto ambizioso obiettivo né tantomeno a cifre da stanziare per aiutare o ad impegni finanziari in favore dei paesi in via di sviluppo.

 

Nella terza parte, “Impegni e azioni”, vengono ripresi i cinque principi sulla sicurezza alimentare già discussi al recente di G8 di L’Aquila. In particolare i cinque punti parlano di: responsabilizzare i governi nazionali ed investire nei programmi di sviluppo agricolo locali; coordinare le strategie locali, regionali e globali per un migliore utilizzo delle risorse; implementare un approccio a due facce con un’azione diretta volta a contrastare la crisi alimentare alimentata dalla crisi finanziaria globale; ma anche programmi a medio e lungo termine per eliminare le cause di fondo della fame e della povertà; vigilare sull’efficacia di istituzioni multilaterali come la Fao che potrebbe per questo essere riformata ed infine garantire l’impegno ed il sostegno dei Paesi sviluppati ad investire nella sicurezza alimentare e nell’agricoltura.

 

Non sono dunque serviti i tentativi del direttore generale della Fao, Jacques Diouf, di sensibilizzare delegati ed opinione pubblica riguardo l’immane tragedia della fame che si consuma ogni giorno. Diouf, nei giorni scorsi, ha prima lanciato la petizione ondine sul sito www.1billionhungy.org per raccogliere firme a favore degli affamati e ha poi proclamato uno sciopero della fame durato 24 ore, al quale si e’ poi accodato anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha per questo pronunciato il suo discorso al Vertice mondiale digiuno. Diouf, nei giorni precedenti al Vertice, aveva chiesto 44 miliardi di dollari per sostenere i piccoli agricoltori nei paesi poveri. Probabilmente non avrà nemmeno i 20 promessi durante il G8 di L’Aquila.

 

Purtroppo il fallimento, se non certo, era quanto meno prevedibile poiché il summit è stato snobbato dai grandi del pianeta. Coloro che possono decidere di stringere o allentare i cordoni della spesa. A Roma non saranno presenti Barack Obama (Usa), Nicolas Sarkozy (Francia), Angela Merkel (Germania) e Gordon Brown (Gran Bretagna) che hanno deciso di essere rappresentati dalle delegazioni dei propri paesi. Un segnale forte e pericoloso lanciato dai leader mondiali impegnati nella risoluzione della crisi economica globale che, interpretando le loro scelte, prescindono dal miliardo di persone che soffre la fame in tutto il mondo.

 

(L’intervista a Pasquale De Muro, economista, docente dell’Università di Roma Tre, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)