Belgio / Colonialismo

«A nome del governo federale, mi scuso con i meticci frutto della colonizzazione belga e con le loro famiglie, per le ingiustizie e le sofferenze causate». Con queste parole, pronunciate ieri dal primo ministro del Belgio, Charles Michel, di fronte al parlamento e ai membri dell’Associazione dei meticci del Belgio, il regno ha affrontato per la prima volta pubblicamente la sua memoria coloniale.

Le scuse riguardano migliaia di bambini nati negli anni ’40 e ’50 da madre africana e padre belga. Secondo il primo ministro belga, questi bambini furono visti come elementi pericolosi, come una minaccia per il sistema coloniale. Inizialmente, furono strappati alle loro madri e segregati in istituti remoti, il più delle volte gestiti da suore. La stessa Chiesa del Belgio si è scusata per questo due anni fa.

Tra il 1959 e il 1962, gli ultimi tre anni della presenza belga in Africa centrale, questi bambini furono addirittura mandati in Belgio e collocati in nuove famiglie bianche o in orfanotrofi.

«Istituendo un sistema di segregazione mirata contro i meticci e le loro famiglie nell’Africa coloniale belga, lo stato ha commesso atti contrari al rispetto dei diritti umani fondamentali», ha affermato il primo ministro. «Pertanto, a nome del governo federale, riconosco la segregazione mirata dei meticci sofferta sotto l’amministrazione coloniale del Congo Belga e del Rwanda-Urundi e la politica sequestri forzati ad essi relativa».

Si tratta di un’ammissione importante, in base alla quale gli interessati e i loro discendenti potrebbero chiedere un risarcimento, e che potrebbe anche fare da apripista al riconoscimento di altre pagine dolorose del colonialismo belga nella regione, come quelle di Congo e Burundi.  (Radio France International)

Nella foto il primo ministro  del Belgio Charles Michel, durante la seduta di ieri in parlamento