Mozambico / Economia
Resta senza spiegazione l’utilizzo di poco più di 500 milioni di dollari su un totale di 2 miliardi di debito contratti e non dichiarati dal Mozambico tra il 2013 e il 2014, omissione che ha provocato la sospensione dei finanziamenti del Fondo monetario internazionale e di altri donatori. Una notizia che rischia di aggravare la crisi economica che sta colpendo la nazione dell’Africa australe.

“Fino a questo momento le compagnie pubbliche mozambicane e il Tesoro non hanno fornito alcuna giustificazione sull’uso di più di un quarto dei 2 miliardi di dollari di prestiti ottenuti e non dichiarati dall’esecutivo mozambicano”. Sono queste le conclusioni rese pubbliche sabato dalla società di audit americana Kroll LLC, incaricata dalla procura generale di svolgere un’indagine indipendente sull’ingente capitale ottenuto in prestito nel biennio 2013-14 da tre imprese pubbliche (Ematum, Proindicus e Mozambique Asset Management ) legate ai servizi segreti e al ministero della Difesa mozambicani, per acquistare navi e materiale di sorveglianza marittima.
Secondo la stampa locale, le rivelazioni mettono di nuovo in luce la mala gestione del denaro pubblico e il furto sistematico da parte di alti ufficiali.
Il caso è scoppiato l’anno scorso quando sono iniziati ad emergere debiti non dichiarati per centinaia di milioni di dollari per i quali il governo si era segretamente esposto a beneficio di aziende di Stato. La cosa ha suscitato la collera dei principali donatori internazionali, primo fra tutti il Fondo monetario internazionale (Fmi) che ha immediatamente sospeso l’erogazione di 155 milioni di dollari dei 286 previsti da un prestito di emergenza stabilito nell’ottobre precedente. Lo scandalo ha fatto sprofondare ancora di più il Mozambico in una crisi economica e finanziaria che già stava imperversando a causa del calo dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali.
I partiti d’opposizione si dicono convinti dell’implicazione diretta dell’ex presidente Armando Guebuza e del suo attuale successore Filipe Nyusi e hanno chiesto l’annullamento dei prestiti.

Zone d’ombra

Il rapporto ha portato alla luce numerose incoerenze nell’utilizzo di questo ingente debito statale. La società di revisione dei conti ha denunciato che non è stata fornita una documentazione sufficiente dal ministero delle Finanze per capire dove siano finiti 567 milioni di dollari ottenuti segretamente in prestito ed ha aggiunto che “sono in corso delle procedure preliminari per valutare l’esistenza di reati o altre irregolarità”. Il revisore contabile ha anche confrontato i prezzi delle attrezzature fatturate dalle imprese con quelli stimati da esperti indipendenti. La differenza è notevole: 713 milioni di dollari. “Delle discrepanze che potrebbero essere chiarite solo attraverso l’ottenimento di documenti supplementari che però non ci sono stati forniti, il che giustifica un’inchiesta più approfondita” viene scritto nel rapporto.
L’audit ha anche sottolineato il “ruolo determinante”  giocato dal gruppo Privinvest Shipbuilding, diretto dall’affarista franco-libanese Iskandar Safa, il quale è anche proprietario  della Constructions mécaniques de Normandie, che ha fornito 30 fra pescherecci e motovedette.
Inoltre le banche  Credit Suisse e Vtb Capital avrebbero organizzato prestiti alle tre imprese suddette in cinque tranches e sui quali sarebbe stata ottenuta un’ingente commissione del 10% del totale, poi ripartita con il menzionato fornitore.
Ari Aisen, rappresentante dell’Fmi in Mozambico, ha espresso la sua soddisfazione per le informazioni apprese dal rapporto descrivendolo come un “passo avanti verso una maggiore trasparenza”. Questo audit è una delle condizioni necessarie per la ripresa degli aiuti internazionali verso Maputo. Per questo si attende con apprensione la missione del Fmi, programmata dal 10 al 19 luglio, che dovrebbe valutare il rapporto.

Nella foto: Una manifestazione di protesta a Maputo.