Kenya / Petrolio

Dal 3 giugno il Kenya comincerà ad estrarre greggio dal sottosuolo della contea del Turkana e lo trasporterà via terra, per ora, al porto di Mombasa, che dista 1.000 chilometri. Nell’arco di 4 anni entrerà in funzione un oleodotto, finanziato in parte dalla multinazionale francese Total, che renderà più facili ed economiche le operazioni di trasporto e commercializzazione dei 750 milioni di barili che, si stima, si trovano nel sottosuolo keniano, precisamente nella zona conosciuta come bacino di Lokichar.

La messa in produzione dei pozzi è stata resa possibile dall’accordo per la divisione dei profitti, raggiunto nei giorni scorsi, che aveva a lungo bloccato l’estrazione del greggio. Il consenso è stato alla fine raggiunto su una ripartizione che assegna il 75% al governo centrale, il 20% all’amministrazione della contea e il 5% alle comunità sul cui territorio si trovano i pozzi.

Gli esperti del settore fanno notare che la produzione di greggio keniana è limitata e non potrà, almeno per ora, fare la differenza nel bilancio del paese. Non potrà neppure pesare tra i paesi produttori per la determinazione del prezzo del petrolio. Potrebbe invece esporre il paese a problemi derivanti dalle fluttuazioni del costo al barile sul mercato internazionale. (Radio France Internationale)