Kenya e le zone cuscinetto
Verrà costruito a Lamu lungo la frontiera con la Somalia. La motivazione ufficiale è per frenare gli “illegali” e i terroristi di Al-Shabaab. Il sospetto è che serva anche a mettere in sicurezza i terreni che il governo kenyano sta acquistando, alcuni dei quali appartengono ad ex ministri.

Il governo del Kenya costruirà un muro di protezione a Lamu, lungo la frontiera con la Somalia, per impedire l’ingresso di migranti illegali. L’annuncio è stato dato il 22 febbraio dal governatore della regione, Issa Timamy, che ha auspicato che i lavori siano terminati entro la fine dell’anno. Le zone interessate saranno le località di Ras Kamboni, Ishakani e Kiunga, considerate le più vulnerabili in quanto situate sulla linea di confine.

Dopo gli attacchi terroristici avvenuti a giugno e luglio 2014 a Mpeketoni (vicino a Lamu) e nella regione di Tana River (90 morti in totale) – rivendicati dal movimento jihadista somalo Al-Shabaab, ma che il vice presidente kenyano William Ruto ha attribuito, invece, a rivalità politiche – alcune zone di Lamu restano sottoposte a coprifuoco notturno. Anche se l’antica cittadina non è mai stata teatro di azioni armate. La tensione è alta e la popolazione «ha più paura della polizia che dei criminali» come ha evidenziato lo stesso Timamy, dopo che, due giorni fa, un poliziotto ha sparato ferendo gravemente una ragazza durante un pattugliamento.

Lamu si affaccia sull’Oceano Indiano e comprende un arcipelago di piccole isole facilmente raggiungibili da piccole imbarcazioni, provenienti anche dalla Somalia. La costruzione del muro lungo questa porzione di frontiera sembra, dunque, legata più che altro alla necessità di mettere in sicurezza i terreni che il governo sta acquistando, alcuni dei quali appartengono ad ex ministri. Tra circa un mese, infatti, partiranno i lavori per la costruzione di un terminal portuale petrolifero (costo stimato 5,3 miliardi di dollari), parte del Lamu Port Southern Sudan-Ethiopia Transport corridorLapsset. Il progetto (da 23 miliardi di dollari), che rientra nel più ampio piano di sviluppo “Vision 2030”, è destinato a collegare, con un sistema di oleodotti, i due paesi vicini al porto di Lamu. Il distretto, considerato patrimonio dell’umanità dall’Unesco e ancora oggi tra le principai destinazioni turistiche del Kenya, sarà dunque trasformato nel più grande hub petrolifero dell’Africa dell’Est.

Il muro di Lamu, potrebbe in seguito essere anche esteso ad altre zone lungo i 682 chilometri della frontiera che divide il Kenya dalla Somalia. Secondo quanto dichiarato il 24 febbraio scorso all’agenzia di stampa Associated Press da un ufficiale di polizia in anonimato. Infatti, il governo kenyano starebbe valutando alcune opzioni per bloccare l’infiltrazione di militanti al-Shabaab. Tra queste vi sarebbe, appunto, la costruzione di altre porzioni di muro o la creazione di una “zona cuscinetto”. Le regioni più colpite da attacchi terroristici e maggiormente interessate da una crescente islamizzazione di stampo jihadista, sono le contee di Mandera, Garissa e Wajir, situate a nordest, a pochi chilometri dal confine somalo. Mandera, in particolare, è stata teatro di due attacchi terroristici tra novembre e dicembre 2014, in cui hanno perso la vita 60 persone, tutti non musulmani. Garissa ospita invece il campo profughi di Daadab, in cui risiedono la maggior parte dei circa 600 mila profughi presenti in Kenya, dei quali 500 mila sono somali.

Terrorismo e violenza estremista, iniziati dopo l’intervento armato del Kenya in Somalia, nell’ottobre del 2011, sono in aumento lungo la frontiera, secondo quanto dichiarato la scorsa settimana dal segretario agli interni, Joseph Khaisserey, che ha evidenziato come proprio i campi profughi, assieme a moschee, carceri ed istituti educativi musulmani, siano i centri più vulnerabili alla radicalizzazione religiosa.
Almeno dieci attentati terroristici sono stati sventati in questi primi due mesi del 2015, ma lo scorso anno gruppi jihadisti armati hanno ucciso in totale 173 persone in Kenya, il numero di vittime più alto degli ultimi tre anni, secondo un rapporto della polizia diffuso due giorni fa. Nel 2013, l’attacco al Westgate Mall di Nairobi provocò 67 morti e la notizia fece il giro del mondo. Dal 2012 ad oggi le azioni terroristiche compiute nel Paese, hanno causato 312 morti e 779 feriti. E in un video, diffuso il 21 febbraio, Al-Shabaab annunciava nuove operazioni armate in Kenya.
La sicurezza interna è il primo problema (nonché oggetto di crescenti scontri politici) e non verrà certo garantita dalla costruzione di pezzi di muro lungo la frontiera, in un paese in cui la corruzione affligge ogni settore istituzionale, forze di sicurezza comprese. 

Nella foto in alto una vista della città kenyota di Lamu. (Fonte: wikipedia.org)