Nel messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato il papa ha lanciato un appello per «cancellare il debito dei paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19». Francesco invita a non dimenticare la storia di sfruttamento del sud del pianeta che ha provocato un enorme debito ecologico, «dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti».

 

In effetti, la crescita del debito pubblico dei paesi più poveri è una marea che sta montando e che deve essere arginata. Gli stati che il Fondo monetario internazionale (Fmi) definisce Lidc (Low income developing countries) sono quelli che hanno un reddito pro-capite inferiore ai 2.700 dollari. In tutto sono 59, con una popolazione complessiva di un miliardo e mezzo di persone, il 20% della popolazione mondiale. Trentacinque di questi 59 paesi si trovano in Africa. E, per rimarcare ulteriormente il dato, tra le 25 nazioni più povere del mondo, 23 sono africane.

Se si analizza il quadro complessivo, su una popolazione mondiale di 7,8 miliardi di persone, gli africani rappresentano il 17,8%, cioè 1.340.600.000 che hanno a disposizione solo il 7,8% del Pil mondiale. Nell’area subsahariana, il livello di povertà è di 42,3%.

Il debito dell’Africa è stimato oggi a circa 800 miliardi di dollari (0,31% del debito globale). Il debito pubblico medio delle nazioni subsahariane è cresciuto più velocemente che in qualsiasi altra regione in via di sviluppo, passando dal 40% del Pil nel 2018 al 59% nel 2019. Oggi alcuni stati sono ben oltre questa media.

Cancellare il debito

La Banca mondiale e il Fmi hanno chiesto ai finanziatori bilaterali di sospendere i pagamenti del debito dei 76 paesi più poveri del mondo. Sarebbe un inizio, ma coprirebbe solo un quarto dei costi totali del servizio del debito dell’Africa subsahariana. Anche 100 ong internazionali hanno chiesto la cancellazione di tutti i pagamenti del debito nel 2020. Ma le banche multilaterali sono riluttanti a rischiare il proprio rating creditizio e i detentori privati di obbligazioni sono difficili da corrompere.

Ma anche se i finanziatori sospendessero tutti i pagamenti del debito quest’anno, ci sono ancora problemi per i paesi africani. La maggior parte di essi riscuote relativamente poche tasse. I bassi prezzi delle materie prime hanno portato a una diminuzione delle entrate. E, una volta superata la crisi, li attende un muro di pagamenti.

Crisi sanitaria

Il Covid-19 ha fatto precipitare la percentuale del Pil africano devoluto alla sanità nel 2020. C’è chi calcola che ormai la percentuale del Pil investito in quel settore non superi lo 0,61% del prodotto interno lordo continentale.

L’alternativa cui spesso si trovano davanti molti governi, soprattutto dell’area subsahariana, è se pagare i creditori stranieri (soprattutto gli interessi al debito) o permettere che un numero maggiore di cittadini posso usufruire dei servizi sanitari essenziali? Nel 2019, 15 paesi africani, per lo più subsahariani, hanno speso più soldi per pagare i creditori esteri di quanti ne abbiano speso per medici e ospedali in patria.

Gli esempi più clamorosi sono quelli del Kenya che nel 2019 ha speso per servizi legati al debito estero 4 miliardi di dollari, devolvendo al settore sanità “solo” un miliardo e 100 milioni. Oppure il Ghana, anche lui costretto a pagare oltre 4 miliardi di interessi per il debito quando alla sanità ha destinato un miliardo e 200 milioni di dollari. O il Congo, che ha versato per servizi per il debito oltre un miliardo e 300 milioni di dollari, mentre la spesa sanitaria è stata pari a 256 milioni di dollari.

Davanti a un crollo delle entrate e a costi di prestito alle stelle, molti governi africani stanno lottando per trovare i soldi per combattere la pandemia e puntellare le loro economie.

In Africa i contagi di coronavirus ammontano a oggi a 1.252.552 e i morti a causa della malattia Covid-19 sono 29.833. Dati forniti dal Centro di controllo delle malattie del continente (Africa Cdc). La situazione più difficile in Sudafrica, che con 627.041 casi e 14.149 decessi ha il triste primato di paese più colpito del continente. Ma anche Egitto e Marocco, nell’area mediterranea, segnalano un alto numero di contagi e decessi, rispettivamente 98.839 e 5.421 per il primo, 62.590 e 1.141 per il secondo.

E mentre i paesi ricchi, in questa crisi mondiale, chiedono prestiti di circa o superiore all’8% del Pil da spendere in misure di stimolo all’economia; quelli africani versano solo lo 0,8% del loro Pil.