La Tanzania ha dato ieri l’ultimo saluto a Benjamin Mkapa, terzo presidente del paese. A guidare la cerimonia funebre, che si è svolta nello stadio nazionale di Dar es Salaam, il presidente attuale, John Magufuli.

Lo stadio da 60mila posti, una delle numerose opere di cui Benjamin Mkapa aveva dotato il paese, gli è stato ora intitolato. Alla cerimonia era presente, tra gli altri, il primo ministro del Burundi, Alain Guillaume Bunyoni, mentre una delegazione kenyana non è potuta atterrare per il maltempo.

Mkapa é stato una figura di spicco anche nel mondo politico e diplomatico regionale. Il settimanale The East African del 25 luglio gli ha dedicato la prima pagina e un lungo servizio interno. Lo descrive come un leader dalle molte capacità, senza peli sulla lingua, pragmatico, servitore del suo paese come giornalista, diplomatico e presidente e come un uomo di pace impegnato a risolvere alcune tra le piú gravi crisi dei paesi dell’Africa orientale in questi anni turbolenti.

Mkapa è morto la notte dello scorso 23 luglio, all’età di 81 anni, per arresto cardiaco in un ospedale di Dar es Salaam, dove era stato ricoverato per malaria. Era nato in un villaggio del Tanganika meridionale nel novembre del 1938 (il paese prenderà il nome di Tanzania nel 1964, dopo l’unione con Zanzibar). Figlio di un catechista, studia storia, economia e inglese all’università Makerere, in Uganda, la piú prestigiosa della regione. Segue poi un master in affari internazionali alla Columbia University.

A Londra si specializza in giornalismo e dirige per un breve periodo il giornale ufficiale del paese. Nel 1974 viene nominato portavoce del presidente Julius Nyerere, che lo sosterrà poi nelle elezioni presidenziali del 1995, le prime multipartitiche nella storia del paese. Dal 1974 al 1985, gli ultimi anni della presidenza Nyerere, ricopre diversi incarichi di governo, organizza l’agenzia di stampa ufficiale, la Shihata, e viene inviato in diversi paesi con incarichi speciali e come ambasciatore.

Nel 1995, a seguito di una campagna elettorale all’insegna della lotta alla corruzione, Benjamin Mkapa viene eletto presidente e rimane in carica per due mandati, fino al 2005. Eredita dal suo predecessore, Ali Hassan Mwinyi, un paese in grave crisi economica, in transizione dal modello socialista di Nyerere a un modello basato sull’economia di mercato, imposto dalle autorità monetarie internazionali per sanare il pesante debito di cui é gravato. Mkapa, pur cercando di salvaguardare l’eredità ideologica e politica del suo maestro, Nyerere, introduce una serie di misure, quali la riforma dell’amministrazione pubblica e la privatizzazione di alcune agenzie e imprese statali, che danno una svolta all’economia tanzaniana e guadagnano la fiducia delle istituzioni monetarie internazionali, ottenendo la remissione di circa 2 miliardi di dollari di debito. Le sue politiche riformiste riescono a stabilizzare la moneta, lo scellino tanzaniano, e a ridurre l’inflazione, facendola scendere al 4% nel 2004 (era 27,1% al momento del suo insediamento, nel 1995).

Di lui si ricordano anche le preoccupazioni – pubblicamente e chiaramente espresse – per gli effetti negativi della globalizzazione e per gli iniqui rapporti commerciali tra l’Africa e i paesi occidentali. È stato radicalmente contrario all’Economic Partership Agreement (EPA) tra l’Unione europea e i paesi della Comunità dell’Africa dell’Est (EAC), organizzazione regionale di cui è considerato uno degli artefici. 

Dopo la fine del suo mandato presidenziale ricopre numerosi incarichi internazionali. Tra gli altri, è tra i membri della Commissione Onu per l’empowerment legale dei poveri (UN High Level Commission on the Legal Empowermrnt of the Poor). Nella regione si ricordano anche le sue doti di mediatore, espresse in diverse occasioni.  La piú rilevante è, forse, la soluzione della crisi politica in Kenya, dopo le elezioni del 2007, come parte del gruppo di eminenti africani, guidati dall’ex segretario dell’Onu Kofi Annan. Molte le sue partecipazioni anche a conferenze della società civile in diversi paesi della regione.

La sua autobiografia My Life, My Purpose,  pubblicata nel novembre dello scorso anno, un best seller in Tanzania, chiarisce anche alcuni punti controversi del suo decennio di governo, quando gli avversari politici cercarono di coinvolgerlo in episodi di corruzione.

Con la scomparsa di Mkapa l’Africa perde un leader rispettato, che ha lavorato tutta la vita per affermare i diritti economici e politici dei paesi africani nel consesso internazionale.