Ora passa a Montecitorio
Ratificata a Palazzo Madama la Convenzione di Oslo per la messa al bando delle munizioni a grappolo. Negli ultimi 10 anni utilizzati oltre 350 milioni di questi ordigni. L’applauso della Campagna italiana contro le mine, anche se mancano i finanziamenti per gli interventi a favore delle vittime.

Il Senato ha approvato, in prima lettura, la ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo. Essa proibisce l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento delle munizioni a grappolo, ordigni che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti.

Si tratta di armi di grandi dimensioni – lanciate da aerei, elicotteri o da sistemi d’artiglieria, lanciarazzi e lanciamissili – che si aprono a mezz’aria spargendo centinaia di sub-munizioni più piccole, le quali si nascondono nel terreno, come le mine antiuomo, ma possono avere effetti ancora più devastanti.

Si stima che, nelle guerre degli ultimi dieci anni, siano state utilizzate oltre 360 milioni di sub-munizioni cluster. I paesi in cui sono state impiegate sono: Afghanistan, Albania, Bosnia-Erzegovina, Cambogia, Ciad, Croazia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Israele, Kuwait, Laos, Libano, Montenegro, Pakistan, Russia (Cecenia), Arabia Saudita, Serbia (Kosovo), Sierra Leone, Sudan, Siria, Tagikistan, Vietnam e Sahara occidentale.

Il danno causato alle popolazioni è enorme: si calcola che il 98% delle 11mila vittime di questi ordigni, nei 23 paesi dove sono disseminati, siano civili e ben un quarto di essi siano bambini.

A partire dal novembre 2003, il governo norvegese ha dato vita a un importante processo diplomatico definito «processo di Oslo», che ha visto impegnati governi e organizzazioni della società civile di molti paesi e che ha portato all’approvazione della Convenzione sulle munizioni a grappolo.

La Convenzione di Oslo mette al bando l’uso delle bombe a grappolo, prevedendo la proibizione dell’uso, produzione, commercio e stoccaggio delle bombe cluster, impegna i governi a distruggere gli stock esistenti negli arsenali militari, entro un periodo massimo di 8 anni, a bonificare i territori contaminati e a fornire assistenza e riabilitazione alle vittime, includendo a pieno titolo in tale definizione, non solo le persone che hanno sperimentato un diretto impatto con tali munizioni, ma anche le loro famiglie e le comunità.

Il provvedimento approvato dal Senato italiano prevede, in particolare, la distruzione delle munizioni a grappolo e delle relative submunizioni esplosive in dotazione alle Forze armate. Le munizioni in questione sono accantonate separatamente da quelle per uso operativo consentito e distrutte il più rapidamente possibile, e comunque entro 8 anni dal deposito dello strumento di ratifica, nel rispetto delle norme ambientali.

Una piccola quantità limitata delle munizioni, fino a mille, può essere conservata esclusivamente per lo sviluppo di tecniche di rilevamento, di rimozione e di distruzione, per lo sviluppo di contromisure al loro impiego e per il relativo addestramento. La Campagna italiana conto le mine, ha fornito un contributo determinante, avendo curato, per conto della Cluster Munitions Coalition, la raccolta nazionale delle firme a sostegno del bando delle munizioni a grappolo, svolgendo un’importante opera di sensibilizzazione.

La Campagna ha espresso una sostanziale condivisione del disegno di legge, anche se ha rilevato che oltre agli stanziamenti per la distruzione delle munizioni a grappolo dovrebbero essere finanziati, in maniera strutturale, anche interventi a favore delle vittime.

Va sottolineato, tuttavia, che non hanno aderito alla Convenzione alcuni importanti paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’India, il Pakistan, l’Iran e Israele.

La Convenzione introduce anche alcune misure destinate ad accrescere la trasparenza: ad esempio notifica alle Nazioni Unite, dei quantitativi e delle caratteristiche delle munizioni a grappolo stoccate, di quelle distrutte, dello stato dei programmi di distruzione, dei metodi di distruzione utilizzati. Inoltre, è previsto un meccanismo di verifica su eventuali sospetti di violazione degli obblighi assunti.

Il provvedimento approvato introduce pesanti sanzioni per i trasgressori: chi produce, stocca conserva o trasferisce munizioni a grappolo è punito con il carcere, da 3 a 12 anni e con la multa da 258.000 a 516.000 euro.

Per lo smaltimento, è autorizzata la spesa di 500.000 euro per quest’anno, di circa due milioni di euro per il 2012 e di altri due milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2013 e 2015.

Manca una norma, tuttavia,che impedisca il finanziamento alle aziende produttrici di questi ordigni. Del resto, l’investimento è tra le forme di assistenza proibite dall’articolo 1 della Convenzione. Il Belgio, l’Irlanda, il Lussemburgo e la Nuova Zelanda hanno già approvato leggi che vietano gli investimenti nella produzione di munizioni cluster mentre i fondi pensione di Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia hanno troncato qualsiasi legame con le imprese produttrici. Inoltre, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Norvegia, la Svizzera e la Germania, stanno discutendo analoghi progetti.

Ora anche la Camera dei deputati dovrà approvare il provvedimento affinché diventi legge