I nuovi signori / Josè Eduardo dos Santos
Senza clamori, ma con precisa scelta di tempo, ha dato il colpo di grazia a Mobutu. Mettendo nell’angolo anche il suo eterno rivale Jonas Savimbi.

Se Kabila ha potuto superare gli ultimi ostacoli, i più duri, prima di Kinshasa, è merito in larga misura dell’impegno angolano. Si ha un po’ la tendenza a dimenticare che l’attuale presidente angolano Josè Eduardo dos Santos, sotto i suoi modi da gentiluomo e i suoi abiti eleganti, ha alle spalle lunghi anni di lotta armata.
Dall’età di 19 anni (è nato a Luanda nel 1942) Dos Santos milita nel Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla), all’epoca presieduto dal carismatico Agostinho Neto. Assai rapidamente è stato iniziato sia all’arte della guerra che alla diplomazia: rappresentante dell’Mpla a Brazzaville nel 1963, ingegnere chimico nel 1969, diploma in telecomunicazioni militari nel 1970. Rientrato cinque anni prima dell’indipendenza, conquistata col fucile contro il colonizzatore portoghese, Dos Santos ha combattutto sul fronte Nord e dal 1974 è già tra i maggiori dirigenti dell’Mpla.

Ministro degli esteri del primo governo dell’indipendenza e poi vice primo ministro dal 1975 al ’78, ottiene un primo grande successo diplomatico nel 1976, inducendo Kenneth Kaunda, allora presidente dello Zambia, a ritirare il suo sostegno a Jonas Savimbi, leader del più importante movimento di liberazione concorrente, l’Unita. Alla morte di Neto nel 1979, gli subentra alla testa dell’Mpla e, fino agli accordi di pace di Bicesse del 1991, si assume il pesante compito di resistere (con il sostegno dell’Avana e di Mosca) ai pesanti colpi dell’Unita (appoggiata fattivamente da Sudafrica e Stati Uniti).
Quest’uomo d’apparato si è manifestato abile e pragmatico, e ha saputo, facendo leva sulle risorse petrolifere, rompere l’isolamento in cui voleva bloccarlo Washington, sviluppando relazioni con l’Europa, in particolare con il Portogallo e la Francia, ma anche con l’Italia. Le relazioni con gli Stati Uniti sono state allacciate solo nel 1992, cioè dopo la caduta del muro di Berlino e grazie ai buoni uffici di Maurice

Tempelsman, uomo d’affari nuovaiorkese attivo nel settore dei diamanti. Nonostante la ragguardevole corruzione della classe politica angolana, Dos Santos ha vinto le elezioni presidenziali e politiche del 1992. Probabilmente lo ha favorito il fatto di incarnare un linea non tribalista e non razziale. L’avvento di Mandela in Sudafrica, la sterzata della politica americana, l’arruolamento massiccio di mercenari gli hanno consentito di prendere il sopravvento sul’Unita (che non ha accettato il verdetto delle urne del 1992 e ha ripreso le armi) e di approdare all’accordo di pace di Lusaka (novembre 1994).
Cosa c’entra lo Zaire? Semplice: Mobutu ha sempre fornito sostegno logistico a Savimbi, ciò spiega l’intervento di Luanda a fianco di Kabila che Dos Santos ha incoraggiato, nelle diverse fasi della guerra, a non fare nessuna concessione a Mobutu. Del resto sono gli ex gendarmi katanghesi e i loro figli che hanno vinto l’ultima battaglia della guerra del Congo, a Kenge. L’avvento di Kabila a Kinshasa ha rafforzato il potere dell’Mpla che, lo scorso 19 maggio, ha lanciato un’offensiva verso le ultime aree ancora controllate dall’Unita nel Lunda Norte.