Tensio nella periferia di Nairobi
Circa 1000 arresti in pochi giorni. È la risposta del governo keniano alla violenta protesta scoppiata una settimana fa a Nairobi. All’origine delle tensioni è stata la decisione delle autorità di espellere l’imam radicale di origine giamaicana, Abdullah Al Faisal.

La polizia keniana ha condotto nel fine settimana una gigantesca retata nel quartiere somalo di Nairobi, dopo una violenta protesta scoppiata venerdì e durata ben 8 ore. Circa 300 persone sono state arrestate nel quartiere di East Leigh, dove vivono molti somali e kenyani di origine somala, incluso un gruppo di 12 parlamentari di Mogadiscio, due alti ufficiali dell’esercito e una decina di responsabili di enti e agenzie del governo di transizione somalo, in seguito rilasciati.

A manifestare, senza autorizzazione peraltro, è stato un gruppo di persone, per lo più cittadini somali, che protestavano contro l’espulsione di Abdullah al-Faisal, un imam radicale di origine giamaicana, sospettato di essere legato a gruppi vicini ad Al Qaeda.
Gli avvenimenti di Nairobi sembrano aver portato allo scoperto una certa tensione tra il governo keniano e l’esecutivo di transizione somalo. Soprattutto, hanno destato preoccupazione e allarme nella comunità somala che vive nella capitale keniana. Preoccupazione che, per motivi diversi, investe il mondo musulmano locale ma anche quello cattolico.

Difficile pensare, per il Kenya, a tensioni simili a quelle scoppiate in Nigeria nei giorni scorsi, secondo padre Mariano Tibaldo, superiore provinciale dei missionari comboniani, nel paese. Tibaldo riferisce, tuttavia, di una possibile stretta delle libertà civili, dietro la spinta della cosiddetta minaccia terroristica.
Intanto, la notte tra il 20 e il 21 gennaio, la polizia è tornata in azione nel quartiere periferico di Komarack. Un rastrellamento notturno che si è concluso, secondo il sito d’informazioni somalo ‘Maareg’, con l’arresto di 700 profughi somali, tra i quali anche donne e bambini. Nel frattempo un video pubblicato sul web e attribuito ai somali di Al Shabab, organizzazione legata ad Al Qaeda, ha annunciato: «Marceremo su Nairobi. Una dichiarazione poi smentita dai vertici dell’organizzazione.

La presenza dei somali in Kenya, 300 mila sono solo i profughi, si fa sempre più scomoda nel paese. Soprattutto se si pensa ai già fragili equilibri tra le etnie keniane. Se a tutto ciò si sommano le “antiche” rivendicazioni politiche della Grande Somalia, relative cioè ad alcune regioni di confine, che Mogadiscio reclama da sempre, la miscela appare potenzialmente esplosiva.
Il governo keniano sembra, per il momento, dare una risposta favorendo l’arruolamento di giovani somali-keniani nell’esercito di Mogadiscio.

(L’intervista a Mariano Tibaldo, superiore provinciale dei missionari comboniani in Kenya, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)