Nuove norme in arrivo
Con il prossimo decreto flussi prende il via il nuovo ‘permesso di soggiorno a punti’. I ‘nuovi arrivati’ dovranno impegnarsi, tra le altre cose, ad acquisire la conoscenza della lingua italiana a livello A2, un requisito richiesto, dal 9 dicembre, anche per il rilascio dell’ex carta di soggiorno. Provvedimenti contestati dagli insegnanti dei Ctp di Torino, per la mancanza di fondi specifici.

Il 31 gennaio inizia il primo di una serie di ‘click day’, che darà il via libera a 11.500 conversioni e all’ingresso di 86.580 lavoratori stranieri. Il nuovo decreto flussi, approvato dopo ben due anni di stop agli ingressi, non ha mancato di suscitare i timori di Regioni ed Enti Locali, oltre alla stessa Caritas diocesana di Venezia, preoccupata per il crescente numero di disoccupati tra i migranti, e non solo. Don Dino Pistolato, direttore della Caritas veneziana, ha, infatti, invitato il governo a sanare la posizione dei migranti già presenti sul territorio, prima di varare un nuovo decreto flussi. Della stessa idea sembrano essere anche il Trentino Alto Adige e le due amministrazioni autonome di Trento e Bolzano, che hanno chiesto di essere escluse dalla ripartizione territoriale dei flussi.

Alla crisi si sommano, poi, i tagli. Dal 1 gennaio 2011, entrerà in vigore, infatti, il ‘permesso di soggiorno a punti’, con la relativa sottoscrizione dell’accordo di integrazione per tutti i ‘nuovi arrivati’. Con l’accordo i migranti si impegnano, tra le altre cose, entro due anni, ad acquisire una conoscenza della lingua italiana ad un livello A2 del quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Potrebbero essere dunque presi d’assalto i corsi di italiano gratuiti già organizzati dai Centri territoriali permanenti per l’educazione degli adulti (Ctp), senza che il governo abbia preso un impegno finanziario preciso a riguardo.

Secondo il testo dell’accordo, infatti, “lo Stato si impegna a sostenere il processo di integrazione dello straniero attraverso l’assunzione di ogni idonea iniziativa in raccordo con le regioni e gli enti locali, che possono avvalersi delle organizzazioni del terzo settore di cui al D.P.C.M. 30 marzo 2001 e delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, nell’ambito delle rispettive competenze e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Che il ministero dell’Interno non intendesse dotare il provvedimento di specifici fondi era già chiaro dal 9 dicembre scorso, quando è entrato in vigore l’obbligo, per chi chiede il permesso di soggiorno CE di lungo periodo (ex carta di soggiorno), di sostenere un test di italiano A2, novità introdotta con il pacchetto sicurezza dell’estate 2009 e confermata con il regolamento attuativo approvato nel giugno 2010. All’art. 7 del regolamento si apprende, infatti, che: “Dall’attuazione delle disposizioni del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Entrambi i testi sembrano concentrarsi sui ‘doveri’ dei migranti, senza predisporre un percorso formativo specifico. A Torino, gli insegnanti dei Ctp della provincia hanno lanciato una campagna contro i provvedimenti, con un invito alla mobilitazione. In un documento, dal titolo “Per non essere complici”, i docenti chiedono di sospendere l’attuazione della norma, ritenendo “opportuno potenziare le risorse pubbliche esistenti che già operano per integrare e offrire strumenti linguistici e culturali, alfabetizzare e rilasciare certificati al termine del percorso formativo”.

Preoccupante potrebbe essere l’effetto che, secondo gli insegnanti, la norma potrebbe avere: “se le commissioni giudicanti opereranno una selezione oggettiva – scrivono – metteranno i presupposti per lo sviluppo di un rigoglioso mercato: in assenza di un adeguato potenziamento dell’offerta scolastica pubblica molti immigrati saranno vittime di strutture private che venderanno a caro prezzo corsi finalizzati alla preparazione per ottenere il certificato o l’attestato A2”.

La ‘produttività’ di norme nel campo non sembra, però, essersi ancora esaurita: lo scorso dicembre è, infatti, approdato in Parlamento, su proposta del governo, un disegno di legge recante “Nuove disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Il ddl, tra le altre cose, dovrebbe cancellare il documento programmatico triennale sull’immigrazione, trasferire la gestione dei rinnovi dei permessi di soggiorno dalle questure ai Comuni, intervenire sul meccanismo di espulsione dei cittadini comunitari e semplificare le procedure di rinnovo per chi è disoccupato. Il primo, e più controverso tra i punti, prevede anche, di conseguenza, la fine delle consultazioni con Enti locali, parti sociali e associazioni.