Cultura / Sudafrica
Scrittore prolifico, con un'inesauribile attenzione per gli esseri umani e le loro storie di gioia e dolore, è stato anche uno straordinario autore di letteratura giovanile e per bambini. Meticcio (coloured) e militante antipartheid ha saputo raccontare con capacità affabulatoria e senso dell’humour l’impatto del regime sulla vita quotidiana dei sudafricani.

Lo scrittore sudafricano Chris van Wyk (foto in alto) è scomparso a Johannesburg all’età di 57 anni,  nel compianto dei molti amici e dello stuolo di lettori grandi e piccini, innamorati dei suoi libri sempre attraenti e vivi per lo sguardo acuto e deliziato e la narrazione incantevole.

Nato in tempi di apartheid, aveva visto la deportazione della famiglia dopo il Group Areas Act ed era cresciuto nel quartiere coloured di Riverlea, poi amorevolmente osservato nei due volumi autobiografici Shirley, Goodness and Mercy (2004) ed Eggs to Lay, Chicken to Hatch (2010). E’ anche stato uno straordinario autore di letteratura giovanile e per bambini e ha scritto bellissimi libri di storia per adolescenti, presentando le grandi figure storiche di Sol Plaatje e Oliver Tambo, e riraccontando Long Walk to Freedom di Nelson Mandela (foto sopra).

Chris van Wyk era uno scrittore particolare, che amava cimentarsi con ogni genere letterario e affrontare ogni sorta di avventura espressiva, in nome della sua inesauribile attenzione per gli esseri umani e le loro storie di gioia e dolore, di cui seppe dare una traduzione sorridente e  ironica anche quando gli occhi gli si riempivano di lacrime, come accade nella sua poesia Detention, tratta dalla raccolta It’s Time to Go Home, che vinse l’Olive Schreiner Award nel 1979, e rilegge con acre sarcasmo le spiegazioni che dava la polizia delle strane morti che avvenivano nelle carceri sudafricane:

“Cadde dall’ottavo piano

si impiccò

scivolò su un pezzo di sapone mentre si lavava

si impiccò

scivolò su un pezzo di sapone mentre si lavava

cadde dall’ottavo piano

si impiccò mentre si lavava

scivolò dall’ottavo piano

si impiccò dall’ottavo piano

scivolò dall’ottavo piano mentre si lavava

cadde da un pezzo di sapone mentre scivolava

si impiccò dall’ottavo piano

si lavò dall’ottavo piano mentre scivolava

si impiccò a un pezzo di sapone mentre si lavava”.

Io lo conobbi quand’era ancora giovane e lavorava come editor nella storica Ravan Press di Johannesburg, ed era già noto come poeta e militante antiapartheid. Poi  scrisse il suo primo romanzo, che uscì nel 1996 con il titolo The Year of the Tapeworm, in cui appunto racconta l’impatto dell’apartheid sulla vita quotidiana dei sudafricani. Chris era una persona limpida e sincera, un amico fedele, un conversatore eccezionalmente brillante, grazie anche alla sua capacità affabulatoria e al suo humour impervio alle situazioni più assurde. Adorava stare son i suoi figlioli, Kevin e Karl, e la sua casa era un porto di gioia.

Soltanto molto tempo dopo la fine dell’apartheid si era deciso a lasciare la sua diletta Riverlea e a trasferirsi nel più centrale quartiere di Northcliff. Diventò uno scrittore prolifico e famoso, con tirature di vendite assai alte sia fra i lettori giovani che fra gli adulti, e un pubblico storyteller di successo. Negli ultimi anni si era allontanato dall’ANC ed era amaramente critico delle politiche della sua leadership, sino a commuoversi ripensando a cosa  avesse significato,  per la sua generazione, la lunga e dolorosa lotta per la libertà e l’eguaglianza sociale nel suo Sudafrica.