Amnesty International
Un nuovo rapporto documenta l’esistenza di vittime civili nei sempre più frequenti attacchi aerei compiuti dagli Stati Uniti contro presunte postazioni terroristiche. Operazioni coperte dal massimo riserbo, considerato dagli attivisti «una cortina fumogena per l’impunità».

Il rapporto “The hidden US war in Somalia: civilian casualties from air strikes in Lower Shabelle” (La guerra nascosta degli Usa in Somalia: vittime civili a causa dei bombardamenti aerei nel Basso Shabelle) diffuso ieri da Amnesty International, documenta la morte di numerosi civili nei bombardamenti americani nelle zone controllate dal gruppo terroristico al Shabaab.

Il rapporto ha indagato su 5 episodi che hanno preso di mira altrettante località nella regione che circonda la capitale Mogadiscio, controllata in gran parte dal gruppo terroristico al-Shabaab, affiliato ad al-Qaeda.  Complessivamente i raid aerei americani condotti sul paese dall’aprile del 2017 alla fine del 2018, sono stati oltre 100. Per le azioni considerate sono stati usati sia droni Reaper che aerei militari normalmente pilotati.

Con l’amministrazione Trump i raid aerei in Somalia sono triplicati rispetto all’amministrazione precedente, si dice nel rapporto, e superano quelli condotti in Yemen e Siria, considerati complessivamente. Il 30 marzo 2017, infatti, il presidente Trump ha firmato un decreto per dichiarare la Somalia “area di ostilità attive”. Secondo un generale statunitense in pensione intervistato da Amnesty International, il decreto ha diminuito l’onere per le forze armate Usa di garantire che negli attacchi aerei non vengano uccisi civili.

Le operazioni avvengono nel massimo riserbo. Solo raramente i risultati, spesso devastanti nei confronti della popolazione civile, vengono resi pubblici, in genere grazie a testimoni oculari. 

Per far luce sugli avvenimenti, i ricercatori di Amnesty hanno lavorato sul campo, intervistando circa 150 persone, tra testimoni oculari, familiari delle vittime, sfollati dalle zone bombardate ed esperti, anche delle forze armate americane. È stata provata in questo modo la morte di 14 civili, tra cui numerosi bambini, in solo 5 episodi degli oltre 100 di cui si ha notizia certa. Per queste vittime, la possibilità di avere giustizia è praticamente inesistente.

Il Comando Usa in Africa (Africom), davanti alle conclusioni delle ricerche dell’organizzazione, ha negato che ci siano mai state vittime civili nei suoi bombardamenti aerei in Somalia. «Le nostre conclusioni contraddicono completamente il mantra di ‘zero vittime civili’ ripetuto dall’esercito Usa», ha dichiarato Brian Castner, alto consulente di Amnesty International su armi e operazioni militari. Che ha aggiunto: «Il numero di vittime civili che abbiamo scoperto in solo una manciata di attacchi aerei, lascia pensare che la segretezza che avvolge il ruolo degli Usa nella guerra in Somalia sia, di fatto, una cortina fumogena per l’impunità».

Nel rapporto Amnesty afferma che negli episodi indagati potrebbero esserci gli estremi per un’indagine su crimini di guerra e contro l’umanità.

In un altro rapporto pubblicato nel 2018, dal titolo “Assistenza mortale”, l’organizzazione sostiene che le azioni militari americane in Somalia, in particolare quelle condotte con i droni, possono avvenire solo grazie alla vasta rete di sostegno fornita dalle loro basi in Germania, Regno Unito, Olanda e Italia. Per quanto riguarda l’Italia, i droni partono dalla base di Sigonella, ufficialmente per scopi difensivi. Ma dopo il rapporto pubblicato ieri è chiaro che gli scopi sono ben altri.

Amnesty ha già chiesto al governo italiano di non fornire assistenza ai droni americani, per il pericolo concreto che vengano usati in violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani e sul diritto umanitario. Nel rapporto del 2018 si precisa che anche i paesi indirettamente coinvolti nella guerra americana in Somalia, potrebbero dover rispondere di violazioni del diritto internazionale.

Nella foto un drone Reaper statunitense in volo sulla Somalia (Senior Airman Cory D. Payne/Air Force)